mercoledì 4 maggio 2011

Mirko Pusceddu, operaio Thyssenkrupp Parte Civile nel processo dell'Ass, Legami d'Acciaio onlus


Finalmente, dopo tre anni e oltre 100 udienze, si è giunti finalmente alla sentenza di primo grado del processo ThyssenKrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 in cui morirono 7 compagni di lavoro: Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Giuseppe Demasi. Le pene inflitte agli imputati sono piuttosto leggere se rapportate alla enorme gravità dei reati contestati, anche tenendo conto della condotta degli imputati prima e durante il processo. Una sentenza scaturita sia dall'enorme emozione e dal profondo sdegno che ha suscitato a Torino ma anche nel resto del Paese ma soprattutto grazie alla mobilitazione costante di familiari delle vittime, operai, compagni e cittadini solidali, sempre presenti in presidio davanti al Tribunale e in aula. Sentenza che rappresenta per noi solo un primo piccolo passo verso il ristabilimento della giustizia per i nostri 7 compagni di lavoro uccisi in nome del profitto. Gli assassini infatti, sono ancora a piede libero, come se nulla fosse. Due pesi e due misure: riguardo per i padroni e carcere preventivo per chi si batte in nome dell'antifascismo e per i diritti, sempre più messi in discussione. Questa sentenza, che potrebbe diventare un importante deterrente per contrastare gli imprenditori che non investono nella sicurezza, viene pesantemente strumentalizzata dai vertici della ThyssenKrupp (e da rappresentanti di Enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacali umbre e nazionali) e utilizzata per minacciare i lavoratori di Terni, paventando la scelta del gruppo tedesco di un probabile abbandono dell'Italia, stante le pene accessorie, definite "troppo dure", imposte dalla sentenza. Non scadiamo nella logica della guerra fra poveri che vorrebbe dividere i lavoratori: esprimiamo quindi massima solidarietà ai lavoratori di Terni, come già avvenuto durante la dura vertenza del magnetico nel 2005 per cui facemmo allora diversi scioperi, mentre a Terni le Rsu e le OO.SS. Fim-Fiom-Uilm non ne proclamarono alcuno per la nostra vertenza nella primavera del 2007, che decretò la chiusura dello stabilimento di Torino. Come dimostrato dai lavoratori di Pomigliano e Mirafiori, non dobbiamo cedere a questi vergognosi ricatti.

Ci chiediamo: la ThyssenKrupp rimarrà in Italia solo se si sentirà libera di uccidere altri operai? Questo è il principio che sembrano far valere quanti attaccando la sentenza. Un imprenditore e/o un'azienda che investono in sicurezza non hanno nulla da temere da questa sentenza: semmai è una esortazione a fare ancora di più per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, visto il numero inquietante di morti, infortuni, invalidi da lavoro e colpiti da malattie professionali nel nostro Paese, che ci relega agli ultimi posti in Europa in fatto di sicurezza e tutela della salute. Chi interpreta questa sentenza in maniera negativa è in malafede, così come lo è il tentativo di delegittimarla, disonorando la memoria delle vittime e la terribile sofferenza patita dai familiari. Tra il coro di voci denigratorie e liquidatorie su un sentenza definita "troppo dura" arriva anche quella del Presidente dell'Unione Industriale di Torino G. Carbonato: riprova del fatto che non esistono padroni buoni e padroni cattivi. I padroni sono tutti uguali, perseguono il profitto anche calpestando i più elementari diritti dei lavoratori, come quello al diritto ad un lavoro sicuro. I padroni che investono in sicurezza non lo fanno perché tengono alla salute dei propri lavoratori ma solo perché sono costretti a farlo. E' meno rischioso, visti i controlli praticamente inesistenti nei luoghi di lavoro (spesso preventivamente comunicati, come accadeva alla ThyssenKrupp) procurare un infortunio, anche grave, ad un lavoratore, piuttosto che spendere soldi in dispositivi di sicurezza. I lavoratori oggi li si può far lavorare in nero, più a lungo e con meno pause di riposo, imponendo salari "d'ingresso" ("da fame" in realtà: E. Marcegaglia e S. Marchionne insegnano) bassissimi, in situazioni di precarietà e ricattabilità costanti, sempre più sfruttati e sottopagati, finanche esporli al rischio di gravi infortuni e malattie. Li si può persino uccidere, senza che nessuno ne paghi mai le conseguenze, avrà calcolato più di un imprenditore, vista la totale impunità per questi tipi di reato. Non sono "suggestioni", come le definisce sfrontatamente qualche legale mercenario della ThyssenKrupp, è la realtà: accade migliaia di volte l'anno nelle fabbriche, nei cantieri, sulle strade. Dietro ogni morte sul lavoro non vi è un lavoratore disattento ma una volontà precisa di risparmiare sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori e di cercare il profitto a qualunque costo, anche calpestando i loro diritti. Come è avvenuto alla ThyssenKrupp. Questa sentenza, definita "storica", "epocale" (forse perché va a colmare, con decenni di ritardo, un'imbarazzante vuoto giurisprudenziale, rappresentato dalle migliaia di morti sul lavoro per i quali nessuno ha mai pagato?!) ristabilisce in parte il principio del diritto, sancito dalla nostra Costituzione, ad un lavoro sicuro e dignitoso e che la vita di un lavoratore non è derogabile a nessuna logica di profitto. Costituisce in parte anche una parziale vittoria morale per i familiari di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe, che non riavranno i loro cari ma hanno ottenuto, per ora, un minimo di giustizia.

Per ora, perché ci attendiamo che tutte le condanne vengano confermate in Appello e in Cassazione e per questi delinquenti si aprano le porte del carcere. Anche in nome delle migliaia di morti sul lavoro e per malattie professionali derivanti dall'esposizione a sostanze nocive (emblematico il caso Eternit) morti nel totale silenzio. Questa sentenza è dedicata anche a loro e ai loro familiari.

Si è parlato anche di sentenza dettata da motivazioni ideologiche: se vi è stata una particolare attenzione da parte dei media sulla vicenda ThyssenKrupp, fino a farla diventare una questione politica, non vanno dimenticati il costante impegno e la mobilitazione dei familiari delle vittime, degli operai torinesi, dell'opinione pubblica e della società civile, che mai hanno fatto calare l'attenzione su una vicenda così drammatica e dolorosa.

Una sentenza "storica" a cui si è arrivati anche grazie al fondamentale contributo derivante dalla costituzione di Parte Civile nel processo, mai avvenuta prima in Italia, di 48 lavoratori. La nostra costituzione come parte lesa nel procedimento restituisce voce a tutti i lavoratori, sempre più spesso umiliati e oltraggiati nei luoghi di lavoro in nome del profitto, restituendo loro una voce e una dignità che si tenta di cancellare ogni giorno. Se hanno ritenuto di aver subito un danno Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, noi operai, che dentro quella fabbrica lavoravamo esposti ad un rischio per la nostra vita senza che nessuno ce l'avesse mai detto, a maggior ragione, perché avremmo dovuto sentirci esclusi da questo tipo di ragionamento? Di questi 48 lavoratori una dozzina circa, gli ultimi rimasti in cassa integrazione, da tre anni sono discriminati e non ottengono un posto di lavoro, come avvenuto invece per altri ex colleghi ricollocati da Azienda ed Enti locali in aziende private (Alenia Aerospazio) ed ex  municipalizzate (Amiat e Smat, in questo caso con la vergognosa volntà discriminatoria del Comune di Torino). Ovviamente, nemmeno a dirlo, nessuno di questi è costituito Parte Civile nel processo!? Dopo aver scritto nei giorni scorsi una lettera aperta rivolta ai futuri candidati Sindaco per la Città di Torino chiedendo loro di mettere al centro dell'agenda politica la questione dell'occupazione e aver chiesto agli Enti locali costituiti nel processo che i risarcimenti ottenuti (2,4 milioni di euro) vengano utilizzati per creare nuovi posti di lavoro, ribadiamo che manterremo alta l'attenzione sul processo in corso, sugli altri filoni d'inchiesta aperti dalla Procura e sulla vicenda della ricollocazione lavorativa degli ultimi lavoratori ancora in cassa integrazione discriminati da Azienda ed Enti locali. Ingiustizie che non permetteremo cadano nel silenzio. Pretendiamo un posto di lavoro sicuro e dignitoso per tutti, come previsto dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza e dalle lotte operaie, di cui Torino è stata una delle principali protagoniste. Portiamo avanti con orgoglio e determinazione quei valori: il miglior modo per difendere la Costituzione è applicarla! Lo pretendiamo in onore e memoria di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe!

Aderiamo e sosteniamo lo Sciopero Generale indetto dalla Fiom-Cgil per il 6 maggio perché diventi il più possibile generale e generalizzato, che metta al centro il lavoro e i diritti dei lavoratori e per un cambiamento politico, lo stesso rivendicato a Roma il 14 dicembre scorso. Occorre un maggiore coordinamento tra le forze e tra gli organismi che già oggi si battono (ognuno a modo proprio ed in uno specifico ambito della lotta, chi contro le morti sul lavoro, chi per salvaguardare i diritti degli immigrati, chi contro la devastazione ambientale, ecc.) per il cambiamento e il superamento di questa società, il cui unico ostacolo è l'ordinamento sociale esistente, a completo appannaggio di lobby, politici, mafiosi e Vaticano.

Superamento dell'ordinamento politico e sociale esistente verso un tipo di società di tipo socialista, in cui si metta al centro il bisogno dell'uomo e non il profitto, si produce solo ciò che serve e nel rispetto della dignità dell'uomo e dell'ambiente, ognuno ha di che vivere, un lavoro sicuro e servizi sanitari garanti. Interessante, in questo senso, la dichiarazione rilasciata da G. Cremaschi, che lanciava la proposta di nazionalizzare la Fiat, ormai avvezza da sempre a privatizzare gli utili e socializzare i costi.

Sconcertante non è certo questa sentenza, semmai lo è la logica per cui la maggior parte della popolazione italiana e mondiale muore per produrre profitti e ricchezze e a cui oggi non ha accesso: si continua a morire sul lavoro, per malattie curabili, per l'inquinamento e la devastazione ambientale, per fame, per le guerre…in nome del profitto di pochi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi operai costituiti Parte Civile nel processo ci riteniamo soddisfatti poiché si è finalmente riconosciuto un principio fondamentale sancito dalla Costituzione italiana: il diritto al lavoro sicuro e dignitoso.

Un risultato importante del cui successo, oltre alla Procura della Repubblica e ai suoi capaci consulenti per il veloce e impeccabile lavoro svolto, crediamo di aver contribuito in maniera determinante anche noi operai costituiti Parte Civile nel processo e soprattutto i familiari dei nostri 7 compagni di lavoro, con la presenza costante e determinata in aula durante tutte le udienze del processo.

Una questione importante però rimane ancora insoluta e non certo per volontà nostra: tra i lavoratori costituiti Parte Civile nel processo 12 sono ancora in attesa di un lavoro sicuro e dignitoso, come stabilito da un accordo siglato da Azienda ed Enti locali (tutti costituiti nel processo al fianco degli operai) dopo la chiusura dello stabilimento che prevede la ricollocazione per tutti i lavoratori.

Per questo chiediamo che i risarcimenti ottenuti dagli Enti locali (circa 2,4 milioni di Euro…non si può certo dire che i soldi mancano!) vengano destinati per l'applicazione di misure concrete d'urgenza per la ricollocazione e la creazione di nuovi posti di lavoro per tutti i lavoratori che come noi hanno subito ingiustizie, licenziamenti, a cui hanno calpestato un diritto fondamentale: quello di avere un lavoro dignitoso e in sicurezza.

Gli Enti locali, come le imprese, hanno i mezzi e le risorse necessarie per: intensificare i controlli ispettivi all'interno di tutti i luoghi di lavoro; creare nuovi posti di lavoro per gli operai ThyssenKrupp discriminati e per tutti quei lavoratori che hanno dovuto subire gravi infortuni sul lavoro o la chiusura di aziende dovute ad incidenti gravi (emblematico e vergognoso il caso del Molino Cordero di Fossano: 5 morti per la banale mancanza di un economico impianto elettrico di messa a terra, chiusura di un sito produttivo, risarcimenti irrisori ai familiari - la vita di un operaio non vale nulla - o come anche per le migliaia di vittime della Eternit). È solo una questione di volontà politica: come già avvenuto per altri nostri ex colleghi, nessuno di questi costituito parte civile nel processo, ricollocati nelle aziende municipalizzate (in particolare Smat e Amiat).

A questo proposito, dopo la nostra lettera aperta inviata ai candidati Sindaco per la Città di Torino nei giorni scorsi, ribadiremo tale proposta a cominciare dalla prossima settimana incontrando l'On. P. Fassino e gli altri Candidati Sindaco.

 

Vogliamo un lavoro sicuro e dignitoso per tutti, come previsto dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza e dalle lotte operaie di cui Torino è stata una delle principali protagoniste!

Portiamo avanti con orgoglio e determinazione quei valori: il miglior modo per difendere la Costituzione è applicarla! Lo pretendiamo in onore e memoria di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A voi i profitti, a noi i lutti

L'Associazione Legami d'Acciaio onlus (familiari delle vittime e operai ThyssenKrupp Torino) in risposta al Presidente degli Industriali torinesi Gianfranco Carbonato

 

 

Definiamo assolutamente sconcertanti e vergognose le dichiarazioni rilasciate dal Presidente degli industriali torinesi Gianfranco Carbonato in merito alla sentenza ThyssenKrupp.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non accettiamo la logica della "guerra fra poveri" fra lavoratori: esprimiamo quindi la massima solidarietà ai lavoratori di Terni (ma non al sindacato ternano…che ancora non si è accorto della strage del 2007 a Torino?!) come già avvenuto durante la dura vertenza del magnetico nel 2005 affrontata dai lavoratori ternani per cui facemmo all'ora diversi scioperi, mentre a Terni le Rsu e le OO.SS. Fim-Fiom-Uilm, non ne proclamarono nemmeno uno per la nostra vertenza nella primavera del 2007, che pur decretò la chiusura dello stabilimento di Torino.

Così come non accettiamo il coro di voci, giunto da più parti, che minimizza le responsabilità dell'Azienda e la condotta degli imputati "prima e durante" il processo.

 

Se vi è stata una particolare attenzione da parte dei media sulla vicenda ThyssenKrupp, fino a farla diventare una questione politica,  non vanno dimenticati il costante impegno e la mobilitazione dei familiari delle vittime, degli operai torinesi, dell'opinione pubblica e della società civile, che mai hanno fatto calare l'attenzione su una vicenda così drammatica e dolorosa non solo per Torino ma per tutto il Paese.  Neppure si possono tralasciare e ignorare: le gravissime carenze della sicurezza all'interno dello stabilimento, che hanno poi portato alla morte atroce dei nostri 7 compagni di lavoro (ed esponendo altri al rischio di fare la stessa terribile fine) che gli imputati hanno da subito cercato di occultare ricorrendo alle false testimonianze di una decina di ex lavoratori, assortiti tra Quadri/Impiegati ed Operai ( per i quali verrà istruito un nuovo

 

 

 

 

poso, imponendo salari "d'ingresso" ("da fame" in realtà: E. Marcegaglia e S. Marchionne insegnano) bassissimi, in situazioni di precarietà e ricattabilità costanti, sempre più sfruttati e sottopagati, finanche esporli al rischio di gravi infortuni e malattie. Li si può persino uccidere, senza che nessuno ne paghi mai le conseguenze, avrà calcolato più di un imprenditore, vista la totale impunità per questi tipi di reato. Non sono "suggestioni", come le definisce sfrontatamente qualche legale mercenario della ThyssenKrupp, è la realtà: accade migliaia di volte l'anno nelle fabbriche, nei cantieri, sulle strade. Dietro ogni morte sul lavoro non vi è un lavoratore disattento ma una volontà precisa di risparmiare sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori e di cercare il profitto calpestando i loro diritti. Come è avvenuto alla ThyssenKrupp. Questa sentenza, definita "storica", "epocale" (forse perché va a colmare, con decenni di ritardo, un'imbarazzante vuoto giurisprudenziale, rappresentato dalle migliaia di morti sul lavoro per i quali nessuno ha mai pagato?!) ristabilisce in parte il principio del diritto, sancito dalla nostra Costituzione, ad un lavoro sicuro e dignitoso e che la vita di un lavoratore non è derogabile a nessuna logica di profitto. Costituisce in parte anche una parziale vittoria morale per i familiari di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe, che non riavranno i loro cari ma hanno ottenuto, per ora, un minimo di giustizia.

Per ora, perché ci attendiamo che tutte le condanne vengano confermate in Appello e in Cassazione e per questi delinquenti si aprano le porte del carcere. Anche in nome delle migliaia di morti sul lavoro e per malattie professionali derivanti dall'esposizione a sostanze nocive (emblematico il caso Eternit) morti nel totale silenzio. Questa sentenza è dedicata anche a loro e ai loro familiari.

 

Una sentenza "storica" a cui si è arrivati anche grazie al fondamentale contributo derivante dalla costituzione di Parte Civile nel processo, mai avvenuta prima in Italia, di 48 lavoratori. Se hanno ritenuto di aver subito un danno Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, noi operai, che dentro quella fabbrica lavoravamo esposti ad un rischio per la nostra vita senza che nessuno ce l'avesse mai detto, a maggior ragione, perché avremmo dovuto sentirci esclusi da questo tipo di ragionamento? Di questi 48 lavoratori una dozzina circa, gli ultimi rimasti in cassa integrazione, da tre anni sono discriminati e non ottengono un posto di lavoro, come avvenuto invece per altri ex colleghi ricollocati da Azienda ed Enti locali in Alenia Aerospazio, Amiat e Smat. Ovviamente, manco a dirlo, nessuno di questi è costituito Parte Civile nel processo. Dopo aver scritto nei giorni scorsi una lettera aperta rivolta ai futuri candidati Sindaco per la Città di Torino chiedendo loro di mettere al centro dell'agenda politica la questione dell'occupazione e aver chiesto agli Enti locali costituiti nel processo che i risarcimenti ottenuti (2,4 milioni di euro) vengano utilizzati per creare nuovi posti di lavoro, ribadiamo che manterremo alta l'attenzione sul processo in

 

L'Associazione Legami d'Acciaio onlus (familiari delle vittime e operai ThyssenKrupp Torino) in risposta al Presidente dell'Unione Industriale di Torino G. Carbonato

 

Definiamo assolutamente vergognose e inaccettabili le dichiarazioni rilasciate dal Presidente degli Industriali torinesi Gianfranco Carbonato in merito alla sentenza del processo ThyssenKrupp e ci riteniamo profondamente offesi, come Familiari, come Lavoratori e come Cittadini da dichiarazioni di questo genere.  Le pene inflitte agli imputati sono piuttosto leggere se paragonate alla enorme gravità dei reati contestati, tenendo conto della condotta degli imputati prima e durante il processo. Sentenza che rappresenta per noi solo un primo, piccolo passo per ottenere giustizia.

 

Tali dichiarazioni vorrebbero sminuire, con il pretesto di un sentenza definita "troppo severa", la drammaticità di una delle più gravi stragi sul lavoro avvenute in Italia negli ultimi decenni, in una delle città simbolo delle lotte operaie. Far passare per persone "perbene" i 6 imputati, che non hanno minimamente esitato a risparmiare sulla nostra pelle, favorendo il crearsi di una situazione di gravissima carenza in fatto di sicurezza all'interno dello stabilimento che ha portato alla strage del 6 dicembre, del tutto evitabile se solo non si fosse perseguita la solita smania di fare profitti a qualunque costo. Imputati che, vogliamo ricordarlo, già all'indomani della strage, con familiari, operai e cittadini ancora increduli dell'accaduto e immersi in un profondo dolore, cercavano di alterare le prove dei loro crimini sostituendo i dispositivi di sicurezza all'interno dello stabilimento (tentativo sventato grazie all'interevento degli operai in presidio davanti alla fabbrica) e in seguito facendo ignobilmente ricorso a numerose false testimonianze rese da parte di testimoni asserviti, nel tentativo di ridimensionare le proprie responsabilità. Idem per 4 ispettori dell'Asl, che avvertivano preventivamente l'Azienda dei controlli.

 

Questa sentenza, che potrebbe diventare un importante deterrente per contrastare gli imprenditori che non investono nella sicurezza, viene pesantemente strumentalizzata dai vertici della ThyssenKrupp (e da rappresentanti di Enti locali, associazioni imprenditoriali e sindacali dell'Umbria) e utilizzata per minacciare i lavoratori di Terni (ai quali ribadiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà), paventando la scelta del gruppo tedesco di un probabile abbandono dell'Italia, stante le condizioni accessorie, definite "troppo dure", imposte dalla sentenza. Come dimostrato dai lavoratori di Pomigliano e Mirafiori non dobbiamo cedere a questi vergognosi ricatti.

Ci chiediamo: la ThyssenKrupp rimarrà in Italia solo se si sentirà liberi di uccidere altri operai? Questo è il principio che sembrano far valere quanti attaccando la sentenza.

 

I lavoratori oggi li si può far lavorare in nero, più a lungo e con meno pause di riposo, imponendo salari "d'ingresso" ("da fame" in realtà: E. Marcegaglia e S. Marchionne insegnano) bassissimi, in situazioni di precarietà e ricattabilità costanti, sempre più sfruttati e sottopagati, finanche esporli al rischio di gravi infortuni e malattie. Li si può persino uccidere, senza che nessuno ne paghi mai le conseguenze, avrà calcolato più di un imprenditore, vista la totale impunità per questi tipi di reato. Non sono "suggestioni", come le definisce sfrontatamente qualche legale mercenario della ThyssenKrupp, è la realtà: accade migliaia di volte l'anno nelle fabbriche, nei cantieri, sulle strade. Dietro ogni morte sul lavoro non vi è un lavoratore disattento ma una volontà precisa di risparmiare sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori e di cercare il profitto calpestando i loro diritti. Come è avvenuto alla ThyssenKrupp. Questa sentenza, definita "storica", "epocale" (forse perché va a colmare, con decenni di ritardo, un'imbarazzante vuoto giurisprudenziale, rappresentato dalle migliaia di morti sul lavoro per i quali nessuno ha mai pagato?!) ristabilisce in parte il principio del diritto, sancito dalla nostra Costituzione, ad un lavoro sicuro e dignitoso e che la vita di un lavoratore non è derogabile a nessuna logica di profitto. Costituisce in parte anche una parziale vittoria morale per i familiari di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe, che non riavranno i loro cari ma hanno ottenuto, per ora, un minimo di giustizia.

Per ora, perché ci attendiamo che tutte le condanne vengano confermate in Appello e in Cassazione e per questi delinquenti si aprano le porte del carcere. Anche in nome delle migliaia di morti sul lavoro e per malattie professionali derivanti dall'esposizione a sostanze nocive (emblematico il caso Eternit) morti nel totale silenzio. Questa sentenza è dedicata anche a loro e ai loro familiari.

 

Una sentenza "storica" a cui si è arrivati anche grazie al fondamentale contributo derivante dalla costituzione di Parte Civile nel processo, mai avvenuta prima in Italia, di 48 lavoratori. Se hanno ritenuto di aver subito un danno Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, noi operai, che dentro quella fabbrica lavoravamo esposti ad un rischio per la nostra vita senza che nessuno ce l'avesse mai detto, a maggior ragione, perché avremmo dovuto sentirci esclusi da questo tipo di ragionamento? Di questi 48 lavoratori una dozzina circa, gli ultimi rimasti in cassa integrazione, da tre anni sono discriminati e non ottengono un posto di lavoro, come avvenuto invece per altri ex colleghi ricollocati da Azienda ed Enti locali in Alenia Aerospazio, Amiat e Smat. Ovviamente, manco a dirlo, nessuno di questi è costituito Parte Civile nel processo. Dopo aver scritto nei giorni scorsi una lettera aperta rivolta ai futuri candidati Sindaco per la Città di Torino chiedendo loro di mettere al centro dell'agenda politica la questione dell'occupazione e aver chiesto agli Enti locali costituiti nel processo che i risarcimenti ottenuti (2,4 milioni di euro) vengano utilizzati per creare nuovi posti di lavoro, ribadiamo che manterremo alta l'attenzione sul processo in corso, sugli altri filoni d'inchiesta e sulla vicenda della ricollocazione lavorativa degli ultimi lavoratori ancora in cassa integrazione discriminati. Ingiustizie che non permetteremo cadano nel silenzio.  

 

Sconcertante è la logica per cui la maggior parte della popolazione italiana e mondiale muore per produrre una ricchezza e dei profitti a cui oggi non ha accesso: si continua a morire sul lavoro, per malattie curabili, per l'inquinamento e la devastazione ambientale, per fame, per le guerre… in nome del profitto di pochi.

19.04.2011 - Operai e familiari in risposta alla ThyssenKrupp, a proposito della sentenza


Il lupo perde il pelo ma non il vizio: la ThyssenKrupp persiste nel suo comportamento arrogante e ricattatorio.

Anziché fare un passo indietro e ammettere le proprie responsabilità, ormai chiarissime, le scarica sulla sentenza (assolutamente commisurata alla gravità dei fatti e dei reati contestati) emessa dalla Corte d'Assise, ritenuta "troppo dura", e sui lavoratori ternani, definendo le pene accessorie eccessivamente "punitive" e dalle conseguenze "preoccupanti" per la ricaduta occupazionale, ora messa in discussione.

 

Non accettiamo la logica della "guerra fra poveri" fra lavoratori: esprimiamo quindi la massima solidarietà ai lavoratori di Terni (ma non al sindacato ternano…che ancora non si è accorto della strage del 2007 a Torino?!) come già avvenuto durante la dura vertenza del magnetico nel 2005 affrontata dai lavoratori ternani per cui facemmo all'ora diversi scioperi, mentre a Terni le Rsu e le OO.SS. Fim-Fiom-Uilm, non ne proclamarono nemmeno uno per la nostra vertenza nella primavera del 2007, che pur decretò la chiusura dello stabilimento di Torino.

Così come non accettiamo il coro di voci, giunto da più parti, che minimizza le responsabilità dell'Azienda e la condotta degli imputati "prima e durante" il processo.

In questo senso sono sconcertanti le dichiarazioni e le finalità strumentali a cui si vuole sottointendere (facendo sponda all'Azienda rispetto all'eventualità di un disimpegno in Italia da parte di TK, assolutamente fantasiose e pretestuose!) rilasciate dal Sindaco di Terni e dal Presidente della Provincia di Terni, che respingiamo su tutta la linea e piuttosto invitiamo ad occuparsi del rappresentare al meglio gli interessi dei Cittadini da loro amministrati e non aspettarsi pacche sulla spalla dal management TK o chissà altro….diversamente dovremmo pensare, rispetto alle Istituzioni ternane, a quanti cittadini/lavoratori della territorio sarebbero disposti a "sacrificare ed immolare" dentro lo stabilimento di Terni di TK !!!

Ricordiamo per chi se ne fosse dimenticato inoltre, che TK Italia deve risarcire lo Stato Italiano di circa 50 milioni di euro per infrazioni delle regole comunitarie, dal 2007 sanzionata per cui, nell' interesse dei cittadini di Terni, sarebbe auspicabile oltreché doveroso che gli Enti locali ternani si attivino verso il Governo per applicare l'esazione di tale sanzione per investirla sul proprio territorio.

 

 Se vi è stata una particolare attenzione da parte dei media sulla vicenda ThyssenKrupp, fino a farla diventare una questione politica,  non vanno dimenticati il costante impegno e la mobilitazione dei familiari delle vittime, degli operai torinesi, dell'opinione pubblica e della società civile, che mai hanno fatto calare l'attenzione su una vicenda così drammatica e dolorosa non solo per Torino ma per tutto il Paese.  Neppure si possono tralasciare e ignorare: le gravissime carenze della sicurezza all'interno dello stabilimento, che hanno poi portato alla morte atroce dei nostri 7 compagni di lavoro (ed esponendo altri al rischio di fare la stessa terribile fine) che gli imputati hanno da subito cercato di occultare ricorrendo alle false testimonianze di una decina di ex lavoratori, assortiti tra Quadri/Impiegati ed Operai ( per i quali verrà istruito un nuovo processo); il nuovo filone d'inchiesta per 4 ispettori Asl, che avvertivano preventivamente l'Azienda dei controlli; il rinvio a giudizio di 4 testimoni della difesa per i reati di falsa testimonianza e omicidio colposo; il vergognoso ricatto perpetrato a danno dei lavoratori, ricollocati solo a patto di accettare "volontariamente" la rinuncia dalla costituzione di Parte Civile nel procedimento (80 operai così esclusi dalla costituzione di Parte Civile); la discriminazione adottata nei confronti degli ultimi 13 lavoratori ancora in cassa integrazione (quasi tutti costituiti Parte Civile nel processo), mai ricollocati dall'Azienda e dagli Enti locali come invece avvenuto per altri operai, nessuno dei quali costituito nel processo.

 

Nonostante le gravissime colpe accertate prima e durante il processo gli imputati sono ancora a piede libero, come se nulla fosse. Useranno ancora questo lasso di tempo prima del processo di Appello per cercare di inquinare ulteriormente le prove?

 

Un imprenditore e/o un'azienda che si definiscono perbene non hanno nulla da temere da questa sentenza: semmai è una esortazione a fare ancora di più per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, visto il numero inquietante di morti, infortuni, invalidi da lavoro e colpiti da malattie professionali nel nostro Paese, che ci relega agli ultimi posti in Europa in fatto di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Chi interpreta questa sentenza, che dovrebbe ridare speranza ai lavoratori e far riflettere gli imprenditori, in maniera negativa, è in malafede, così come il tentativo di delegittimarla, disonorando la memoria delle vittime e la terribile sofferenza patita dai familiari.

 

Anche gli operai, mandati in guerra senza che venisse detto loro, pretendono giustizia: che i risarcimenti ottenuti dagli Enti locali costituiti come Parti Civili nel processo vengano utilizzati per creare nuovi posti di lavoro per tutti quelli che, come noi, hanno dovuto subire simili ingiustizie.

 

 

 

Torino, 19 aprile 2011                                                                                           Associazione Legami d'Acciaio Onlus

                                                                                                                          (Operai e Famigliari vittime ThyssenKrupp)

16.04.2011 - Operai ThyssenKrupp a proposito della sentenza di primo grado


Sin dal mattino, davanti al Tribunale si è tenuto un presidio da parte dei familiari delle vittime, degli operai costituiti Parte Civile, dei sindacati, di esponenti di forze politiche e di singoli cittadini venuti a portare la propria solidarietà ai familiari e agli operai della ThyssenKrupp. Anche dentro l'aula la presenza del pubblico e la solidarietà non sono mancate.

Una sentenza giusta (pene richieste secondo "scienza e coscienza" le aveva definite il PM Dott. R. Guariniello) quella emessa dalla Corte d'Assise di Torino per i 6 imputati del processo ThyssenKrupp: un primo passo verso il ristabilimento della giustizia per i nostri 7 compagni di lavoro uccisi in nome del profitto, anche tenendo conto della condotta ("incredibile capacità di delinquere degli imputatati", sempre parole del PM Guariniello) degli imputati prima e durante il processo.

Noi operai costituiti Parte Civile nel processo ci riteniamo soddisfatti poiché si è finalmente riconosciuto un principio fondamentale sancito dalla Costituzione italiana: il diritto al lavoro sicuro e dignitoso.

Un risultato importante del cui successo, oltre alla Procura della Repubblica e ai suoi capaci consulenti per il veloce e impeccabile lavoro svolto, crediamo di aver contribuito in maniera determinante anche noi operai costituiti Parte Civile nel processo e soprattutto i familiari dei nostri 7 compagni di lavoro, con la presenza costante e determinata in aula durante tutte le udienze del processo. La nostra costituzione come parte lesa nel procedimento restituisce voce a tutti i lavoratori, sempre più spesso umiliati e oltraggiati nei luoghi di lavoro in nome del profitto, restituendo loro una voce e una dignità che si tenta di cancellare ogni giorno.

 

Una questione importante però rimane ancora insoluta e non certo per volontà nostra: tra i lavoratori costituiti Parte Civile nel processo 12 sono ancora in attesa di un lavoro sicuro e dignitoso, come stabilito da un accordo siglato da Azienda ed Enti locali (tutti costituiti nel processo al fianco degli operai) dopo la chiusura dello stabilimento che prevede la ricollocazione per tutti i lavoratori.

Per questo chiediamo che i risarcimenti ottenuti dagli Enti locali (circa 2,4 milioni di Euro…non si può certo dire che i soldi mancano!) vengano destinati per l'applicazione di misure concrete d'urgenza per la ricollocazione e la creazione di nuovi posti di lavoro per tutti i lavoratori che come noi hanno subito ingiustizie, licenziamenti, a cui hanno calpestato un diritto fondamentale: quello di avere un lavoro dignitoso e in sicurezza.

Gli Enti locali, come le imprese, hanno i mezzi e le risorse necessarie per: intensificare i controlli ispettivi all'interno di tutti i luoghi di lavoro; creare nuovi posti di lavoro per gli operai ThyssenKrupp discriminati e per tutti quei lavoratori che hanno dovuto subire gravi infortuni sul lavoro o la chiusura di aziende dovute ad incidenti gravi (emblematico e vergognoso il caso del Molino Cordero di Fossano: 5 morti per la banale mancanza di un economico impianto elettrico di messa a terra, chiusura di un sito produttivo, risarcimenti irrisori ai familiari - la vita di un operaio non vale nulla - o come anche per le migliaia di vittime della Eternit). È solo una questione di volontà politica: come già avvenuto per altri nostri ex colleghi, nessuno di questi costituito parte civile nel processo, ricollocati nelle aziende municipalizzate (in particolare Smat e Amiat).

A questo proposito, dopo la nostra lettera aperta inviata ai candidati Sindaco per la Città di Torino nei giorni scorsi, ribadiremo tale proposta a cominciare dalla prossima settimana incontrando l'On. P. Fassino e gli altri Candidati Sindaco.

 

Vogliamo un lavoro sicuro e dignitoso per tutti, come previsto dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza e dalle lotte operaie di cui Torino è stata una delle principali protagoniste!

Portiamo avanti con orgoglio e determinazione quei valori: il miglior modo per difendere la Costituzione è applicarla! Lo pretendiamo in onore e memoria di Antonio, Angelo, Bruno, Roberto, Rocco, Saro e Giuseppe!

 

Lettera aperta ai candidati Sindaco per la Città di Torino

 

Ai candidati Sindaco per la Città di Torino                  

Vittorio Bertola, Yuri Bossuto, Michele Coppola, Piero Fassino

 

Chi vi scrive sono gli operai della ThyssenKrupp di Torino costituiti Parte Civile nel processo contro la multinazionale tedesca, per questo motivo pesantemente discriminati e non ancora ricollocati da Azienda ed Enti Locali (tutti costituiti nel procedimento al nostro fianco) nonostante un accordo (luglio 2007) preveda la ricollocazione per tutti i lavoratori.

Come saprete in questi giorni la Corte d'Appello emetterà finalmente, dopo tre anni, la sentenza di primo grado, che ci attendiamo di condanna per tutti gli imputati, vista la loro condotta prima e durante il processo. Per la prima volta in Italia ci siamo costituiti parte civile contro una multinazionale come la ThyssenKrupp, che ha subito fatto ricorso a meschinità di ogni genere: già all'indomani della strage il tentativo di sostituire gli estintori manuali e carrellati per far apparire in buone condizioni i dispositivi di sicurezza all'interno dello stabilimento, sventato grazie alla presenza degli operai, esclusione dalla costituzione nel processo di decine di lavoratori (circa 80) con i famosi verbali di conciliazione capestro, mancato pagamento delle spettanze di fine rapporto (buona uscita prevista dall'accordo) e per questo il ricorso in giudizio da parte dei lavoratori  (una decina le cause già vinte in tutti i gradi di giudizio dai lavoratori), il ricorso alla falsa testimonianza di oltre 20 tra dirigenti, ex operai e Ispettori dell'Asl To1 conniventi con l'Azienda e infine la gravissima discriminazione a danno di una ventina di operai (quasi tutti costituiti parte civile nel processo), mai ricollocati dall'Azienda.

Negli ultimi tre anni noi lavoratori, che abbiamo portato avanti con coraggio e determinazione una giusta battaglia per la Verità e la Giustizia, siamo stati completamente abbandonati dalle Istituzioni di questa Città. Abbiamo ottenuto due proroghe degli ammortizzatori sociali ma il nostro obiettivo principale era e rimane un lavoro sicuro e dignitoso, come avvenuto per altri colleghi (assunti a tempo indeterminato per es. in Amiat e Alenia Aerospazio.

Questa discriminazione è avvenuta anche grazie al Comune di Torino, che si è reso responsabile della ricollocazione di decine di operai in Amiat (nessuno costituito parte civile!), cosa ancor più grave perché a discriminare è un'Istituzione, che dovrebbe invece garantire i diritti di tutti i cittadini, senza distinzioni.

Ci rivolgiamo a Voi, in veste di possibili futuri Sindaco della nostra Città, per chiedervi con forza che venga inserita nel vostro programma di governo della Città la questione del rilancio del lavoro, per gli operai della ThyssenKrupp discriminati, ed inoltre la salvaguardia della finalità urbanistica delle aree di proprietà della TK e quelle attigue di FinTechna (ex IRI), in modo da far sì, di scongiurare "appetiti speculatori", questioni messe fuori dall'agenda politica da tutte le forze politiche negli ultimi quattro anni.

Torino, città dalla grande tradizione progressista e operaia, non può tollerare ancora a lungo questa situazione di precarizzazione del lavoro, delocalizzazione delle imprese, esclusione dei giovani dal mondo del lavoro, insicurezza del vivere quotidiano. Noi che abbiamo visto chiudere in maniera così tragica la nostra fabbrica ed abbiamo perso anche il posto di lavoro sappiamo bene quanto sia difficile vivere in una situazione così precaria. E questo vale per altre migliaia di giovani e meno giovani, italiani e immigrati, donne, precari nella nostra città. La politica deve necessariamente mettere al centro la questione del lavoro, a partire dal rilancio dei giovani, linfa vitale di questo paese.

Pertanto chiediamo ai candidati Sindaco di prendere una posizione chiara in proposito e di pronunciarsi su questo argomento importante e delicato.

Ovviamente essendo operai e per giunta protagonisti di una vicenda difficile e drammatica come la nostra, Vi ricordiamo che da tempo abbiamo smesso di credere alle favole…

 

 Torino, 13 Aprile 2011                                                                     Operai ThyssenKrupp Torino

martedì 19 aprile 2011

19.04.2011 Comunicato stampa operai e familiari ThyssenKrupp Torino in merito alle dichiarazioni a proposito della sentenza


Il lupo perde il pelo ma non il vizio: la ThyssenKrupp persiste nel suo comportamento arrogante e ricattatorio.

Anziché fare un passo indietro e ammettere le proprie responsabilità, ormai chiarissime, le scarica sulla sentenza (assolutamente commisurata alla gravità dei fatti e dei reati contestati) emessa dalla Corte d'Assise, ritenuta "troppo dura", e sui lavoratori ternani, definendo le pene accessorie eccessivamente "punitive" e dalle conseguenze "preoccupanti" per la ricaduta occupazionale, ora messa in discussione.

 

Non accettiamo la logica della "guerra fra poveri" fra lavoratori: esprimiamo quindi la massima solidarietà ai lavoratori di Terni (ma non al sindacato ternano…che ancora non si è accorto della strage del 2007 a Torino?!) come già avvenuto durante la dura vertenza del magnetico nel 2005 affrontata dai lavoratori ternani per cui facemmo all'ora diversi scioperi, mentre a Terni le Rsu e le OO.SS. Fim-Fiom-Uilm, non ne proclamarono nemmeno uno per la nostra vertenza nella primavera del 2007, che pur decretò la chiusura dello stabilimento di Torino.

Così come non accettiamo il coro di voci, giunto da più parti, che minimizza le responsabilità dell'Azienda e la condotta degli imputati "prima e durante" il processo.

In questo senso sono sconcertanti le dichiarazioni e le finalità strumentali a cui si vuole sottointendere (facendo sponda all'Azienda rispetto all'eventualità di un disimpegno in Italia da parte di TK, assolutamente fantasiose e pretestuose!) rilasciate dal Sindaco di Terni e dal Presidente della Provincia di Terni, che respingiamo su tutta la linea e piuttosto invitiamo ad occuparsi del rappresentare al meglio gli interessi dei Cittadini da loro amministrati e non aspettarsi pacche sulla spalla dal management TK o chissà altro….diversamente dovremmo pensare, rispetto alle Istituzioni ternane, a quanti cittadini/lavoratori della territorio sarebbero disposti a "sacrificare ed immolare" dentro lo stabilimento di Terni di TK !!!

Ricordiamo per chi se ne fosse dimenticato inoltre, che TK Italia deve risarcire lo Stato Italiano di circa 50 milioni di euro per infrazioni delle regole comunitarie, dal 2007 sanzionata per cui, nell' interesse dei cittadini di Terni, sarebbe auspicabile oltreché doveroso che gli Enti locali ternani si attivino verso il Governo per applicare l'esazione di tale sanzione per investirla sul proprio territorio.

 

 Se vi è stata una particolare attenzione da parte dei media sulla vicenda ThyssenKrupp, fino a farla diventare una questione politica,  non vanno dimenticati il costante impegno e la mobilitazione dei familiari delle vittime, degli operai torinesi, dell'opinione pubblica e della società civile, che mai hanno fatto calare l'attenzione su una vicenda così drammatica e dolorosa non solo per Torino ma per tutto il Paese.  Neppure si possono tralasciare e ignorare: le gravissime carenze della sicurezza all'interno dello stabilimento, che hanno poi portato alla morte atroce dei nostri 7 compagni di lavoro (ed esponendo altri al rischio di fare la stessa terribile fine) che gli imputati hanno da subito cercato di occultare ricorrendo alle false testimonianze di una decina di ex lavoratori, assortiti tra Quadri/Impiegati ed Operai ( per i quali verrà istruito un nuovo processo); il nuovo filone d'inchiesta per 4 ispettori Asl, che avvertivano preventivamente l'Azienda dei controlli; il rinvio a giudizio di 4 testimoni della difesa per i reati di falsa testimonianza e omicidio colposo; il vergognoso ricatto perpetrato a danno dei lavoratori, ricollocati solo a patto di accettare "volontariamente" la rinuncia dalla costituzione di Parte Civile nel procedimento (80 operai così esclusi dalla costituzione di Parte Civile); la discriminazione adottata nei confronti degli ultimi 13 lavoratori ancora in cassa integrazione (quasi tutti costituiti Parte Civile nel processo), mai ricollocati dall'Azienda e dagli Enti locali come invece avvenuto per altri operai, nessuno dei quali costituito nel processo.

 

Nonostante le gravissime colpe accertate prima e durante il processo gli imputati sono ancora a piede libero, come se nulla fosse. Useranno ancora questo lasso di tempo prima del processo di Appello per cercare di inquinare ulteriormente le prove?

 

Un imprenditore e/o un'azienda che si definiscono perbene non hanno nulla da temere da questa sentenza: semmai è una esortazione a fare ancora di più per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, visto il numero inquietante di morti, infortuni, invalidi da lavoro e colpiti da malattie professionali nel nostro Paese, che ci relega agli ultimi posti in Europa in fatto di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Chi interpreta questa sentenza, che dovrebbe ridare speranza ai lavoratori e far riflettere gli imprenditori, in maniera negativa, è in malafede, così come il tentativo di delegittimarla, disonorando la memoria delle vittime e la terribile sofferenza patita dai familiari.

 

Anche gli operai, mandati in guerra senza che venisse detto loro, pretendono giustizia: che i risarcimenti ottenuti dagli Enti locali costituiti come Parti Civili nel processo vengano utilizzati per creare nuovi posti di lavoro per tutti quelli che, come noi, hanno dovuto subire simili ingiustizie.

 

 

 

Torino, 19 aprile 2011                                                                                           Associazione Legami d'Acciaio Onlus

                                                                                                                          (Operai e Famigliari vittime ThyssenKrupp)


La Stampa 17/04/2011 - DOPO LA SENTENZA

L'appello degli ex operai Thyssen:
"Con i risarcimenti posti di lavoro"


La lettera aperta dei dipendentisenza lavoro: gli enti locali usinoi soldi per favorire l'occupazione


TORINO
«Regione, Provincia e Comune hanno ottenuto quasi due milioni e mezzo di risarcimento al processo Thyssenkrupp: adesso ci aiutino a trovare lavoro». La richiesta arriva dagli ultimi dodici ex operai dell'acciaieria che, a tre anni e mezzo dalla tragedia costata la vita a sette colleghi, non sono ancora stati ricollocati. 

«È una questione ancora aperta - dicono gli ex operai - ma non certo per colpa nostra. Tra i lavoratori che si sono costituiti parte civile nel processo, dodici sono ancora in attesa di un lavoro sicuro e dignitoso, così come stabilito da un accordo siglato dopo la chiusura dello stabilimento da azienda ed enti locali (tutti costituiti nel processo al fianco degli operai)». Per questo gli operai chiedono che «tutti i risarcimenti ottenuti dagli enti locali vengano destinati all'applicazione di misure concrete d'urgenza per la ricollocazione e la creazione di nuovi posti di lavoro per tutti i lavoratori che - affermano - come noi, hanno subito ingiustizie e licenziamenti, e a cui hanno calpestato un diritto fondamentale: quello di avere un lavoro dignitoso e in sicurezza».

Più di uno afferma di sentirsi vittima di una discriminazione e di pagare la colpa di essersi costituito parte civile. Al 27 dicembre 2010 (data dell'ultima partita sindacale) di lavoratori ex Thyssenkrupp ne erano stati ricollocati 368. «Il 30 giugno - dice Mirko Pusceddu, 37 anni, uno dei dodici in attesa di lavoro - scade la seconda proroga della cassa integrazione. Gli enti locali hanno i mezzi e le risorse necessarie. E a questo punto è solo una questione di volontà politica. Non ci devono abbandonare». Al processo, Pusceddu era tra le parti civili (insieme a un'altra quarantina di ex colleghi) e ha ottenuto, con sentenza immediatamente esecutiva, 50 mila euro per «danno non patrimoniale». Oggi può dire di essere scampato alla morte per poche ore. Lui lavorò alla linea 5, quella andata a fuoco, fino alle 22 del 5 dicembre 2007, quando Giuseppe De Masi arrivò a dagli il cambio. Fece la doccia e se ne andò, mentre due dei colleghi che erano stati al suo fianco, Antonio Schiavone e Antonio Boccuzzi, si fermarono in straordinario perchè lo stabilimento era in via di chiusura e il personale, ormai, era ridotto all'osso.

L'incendio si scatenò nella notte del 6 dicembre: De Masi e Schiavone persero la vita, Boccuzzi se la cavò. «Quello - racconta Pusceddu - fu il mio ultimo giorno di lavoro. Ho mandato curriculum a destra e sinistra, ho fatto un colloquio che si è rivelato improduttivo: mi è stato spiegato che non erano interessati alla mia figura professionale. È il paradosso della nostra figura di siderurgici altamente specializzati: non siamo molto spendibili in altri contesti. Anche per questo ci devono aiutare». Regione e Comune, nel corso degli anni, hanno sempre negato favoritismi e discriminazioni, ma tra i dodici, che oggi hanno lanciato l'ennesimo appello, il sospetto serpeggia ancora. Più di uno fa notare che gli operai assenti dal processo hanno trovato posto altrove; all'Alenia, per esempio, ma anche in due aziende municipalizzate, la Smat e l'Amiat. «Nel primo caso - dicono - si tratta di rapporti fra due industrie private. Ma il discorso cambia se c'è una partecipazione pubblica. E allora diventa solo una questione di volontà politica».

E mentre si continua a discutere sulla portata di una sentenza da molti definita «storica» perché capace di ridisegnare l'intera giurisprudenza sugli incidenti sul lavoro equiparando per la prima volta la morte sul lavoro di sette operai (uccisi dal rogo del 6 dicembre 2007) a un omicidio volontario, crescono anche i timori sull'impegno della Thyssen in Italia. Da Terni arriva l'allarme per posti di lavoro a rischio con il sindaco e il presidente della Provincia che parlano di pene eccessive. Preoccupazioni confermate anche dalla stessa azienda. «Il problema è sapere quale sarà la giurisprudenza in tema di sicurezza sul lavoro. Noi restiamo in Italia ma dopo la situazione che si è venuta a creare con il verdetto di Torino sarà difficilissimo lavorare da voi», ha affermato il presidente della Thyssen in Italia, Klaus Schmitz, in una testimonianza raccolta dal Corriere della Sera. «Ci aspettiamo una riflessione su queste condanne - aggiunge - ma per ora non vogliamo rimanere coinvolti nel dibattito». «Siamo regolarmente associati a Confindustria - afferma ancora il dirigente tedesco - e abbiamo bisogno di avere garanzie per il nostro futuro. Confindustria ci deve rappresentare, deve reagire a questa sentenza. Dall'associazione degli industriali italiani ci aspettiamo tutela e passi ufficiali». «Se la situazione generale continuerà a essere segnata dalla forte emotività che ha caratterizzato il processo di Torino - spiega inoltre Schmitz -, è chiaro che il problema rimane e ci obbliga a interrogarci sul nostro futuro».