mercoledì 14 marzo 2012


di Franca Rame | 13 marzo 2012






























Lettera aperta a Pier Luigi Bersani




Chi scrive è un ex operaio della ThyssenKrupp, l'acciaieria torinese dove nel dicembre 2007 sono morti 7 amici e colleghi, sacrificati in nome del profitto.
Il motivo che mi ha mosso a scrivere questa lettera è conseguente alle sue dichiarazioni rivolte al segretario del Pdl Alfano: "Scopre l'occupazione per non parlare di tv e corruzione". Il punto, a mio avviso, non è questionare su cosa farebbero Pdl e Lega a riguardo (questo già lo sappiamo e lo abbiamo sperimentato in anni di governo di centro-destra: assolutamente nulla di positivo per i cittadini!). Credo che la questione sia un'altra: cosa il Partito Democratico ha fatto e intende fare per la questione lavoro, ma non solo!

Il Partito Democratico porta avanti, sulla tematica del lavoro, scelte assai discutibili.Prima fra tutte l'appoggio incondizionato al "mirabolante" piano di rilancio della Fiat sbandierato da Marchionne, che fa carta straccia dei diritti dei lavoratori, conquistati in anni di lotte, che finora ha prodotto solo danni incalcolabili al tessuto socio-economico di Torino e dintorni: nessuna reale rassicurazione sul mantenimento degli impegni e degli investimenti in Italia, allontanamento della Fiom-CGIL dalla rappresentanza sindacale all'interno degli stabilimenti del gruppo (nonostante nella maggioranza di essi rappresentino oltre il 30% dei lavoratori) e un vergognoso abbassamento generalizzato dei diritti di tutti i lavoratori attraverso l'aumento dei ritmi di lavoro e la diminuzione della pause di riposo. Il tutto a scapito della sicurezza, favorendo quelle condizioni di precarietà e insicurezza che hanno generato una tragedia assurda (perchè evitabile) come quella causata alla ThyssenKrupp. E questo mentre già la politica di liberalizzazioni e deregulation attuata dal governo promette ricadute pesantissime sui controlli sulla sicurezza – attraverso il varo del decreto legge 5/2012 Art. 14: nei luoghi di lavoro verranno sostituiti da semplici autocertificazioni rilasciate da soggetti privati. Basta pagare e tutto è in regola, finché non ci scappa il morto. Come accaduto alla ThyssenKrupp. Mi chiedo se il Partito Democratico ha più a cuore i profitti di Marchionne e Co. o il diritto dei lavoratori ad un lavoro sicuro e dignitoso? E dove sono i posti di lavoro promessi dal piano Marchionne? Per ora nemmeno l'ombra. Si è vista solo cassa integrazione, sfiducia, rassegnazione, tensione sociale e grandi preoccupazioni per il futuro.

Se il Partito Democratico vuole davvero essere vicino ai lavoratori la mancata partecipazione della dirigenza (e il diktat di divieto di partecipazione imposto ai propri esponenti, prontamente violato da F. Colombo ed altri, oltre che da migliaia di iscritti al Partito) allo Sciopero Nazionale indetto dalla Fiom-Cgil il 9 marzo – motivato dal fatto che tra gli oratori era previsto l'intervento di S. Plano, Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, esponente No Tav e iscritto PD – francamente ritengo sia una importantissima "occasione persa" per confrontarsi con chi subisce sulla propria pelle gli effetti più nefasti della crisi ed ascoltare le loro istanze: questa è la Democrazia.

Il consiglio rivolto alla Fiom-Cgil di non occuparsi di politica perchè "esula dalle piste sindacali" è quanto mai grottesco: mai come ora le scelte del governo "tecnico" espressione delle banche e dei gruppi finanziari – che prevedono tagli all'occupazione, all'istruzione, alla sanità, alle pensioni, ecc. – hanno ricadute sul ruolo che il sindacato stesso ha nella lotta politica per difendere i diritti dei lavoratori (rappresentanza sindacale, Ccnl e Art. 18 in primis). La Fiom-Cgil viene criminalizzata, allontanata dai luoghi di lavoro e il Suo unico consiglio è quello di mettersi da parte e non occuparsi di aspetti che, secondo Lei, non sono sindacali? La Fiom-Cgil, difendendo i lavoratori dai continui attacchi al lavoro, ai diritti e alla democrazie prende le difese di tutti i cittadini. La lotta sindacale è quindi, e non può che essere tale, uno degli aspetti della lotta politica per difendere la democrazia. E il Gruppo Dirigente del Partito Democratico dovrebbe schierarsi al fianco di questa lotta e dei lavoratori. Abbandonare il dialogo e tacciare la Fiom-CGIL di confondere Lavoro e No Tav pare più un comodo pretesto per mescolare le carte in tavola e non affrontare i problemi reali che la società e il mondo del lavoro chiedono con sempre maggiore forza.

Scindere la questione lavoro da quella No Tav significa commettere un errore di valutazione di enorme portata: Tav, questione lavoro e difesa dei diritti si intrecciano strettamente.La Tav infatti non è, come si vuol far credere, solo una questione di ordine pubblico, ma prima di tutto una questione di democrazia. In ballo vi sono interessi che vanno oltre il concetto di utilità di un'opera pubblica e delle sue ricadute economiche e occupazionali. Qui vengono costantemente messi in discussone diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto al dissenso, la salvaguardia del territorio che, nel caso di molti agricoltori della Valle, rappresenta anche la salvaguardia del proprio lavoro e della propria dignità, la democrazia partecipata, la libertà di stampa, il concetto di legalità. Tutti diritti che il Partito Democratico ha il dovere morale e la responsabilità, di fronte ai propri elettori e di fronte ai cittadini di questo Paese, di difendere.

La Tav è un'opera inutile e costosa, come riconosciuto anche da 360 tra docenti universitari e professionisti: toglie infatti enormi e quanto mai preziose risorse che andrebbero invece destinate a creare "seriamente" posti di lavoro: bonificando l'ambiente (invece che comprometterlo ulteriormente), potenziando il trasporto pubblico (a favore dei cittadini) modernizzando la rete ferroviaria esistente, valorizzando le vocazioni produttive locali compatibili con il rispetto delle persone e dell'ambiente, promuovendo la cultura e valorizzando il nostro patrimonio artistico a prezzi accessibili a tutti.

Ma l'aspetto più inquietante del progetto Tav
, al di là delle valutazioni sulla sua utilità (tutt'altro che dimostrata) o meno, sono le misure messe in campo dallo Stato per la sua realizzazione, che chiede ai valsusini il rispetto della legalità che poi ogni giorno è pronta a violare attraverso la militarizzazione dell'area definita come "strategica", espropri fatti senza la presenza dei proprietari, il divieto ai mezzi di informazione di accedere ad alcune zone (in aperta violazione con l'Art. 21 della Costituzione, che vieta qualsiasi restrizione ai mezzi di informazione), l'uso illegale di lacrimogeni vietati dalle convenzioni (Cs) e lanciati a migliaia sui manifestanti, intimidazioni, arresti, misure di confino (anche qui il parallelismo con il confino fascista è immediato), rastrellamenti e vere e proprie operazioni di "caccia all'uomo" in stile nazista per scovare pericolosi "criminali". Ma non li troveranno certo in Val di Susa: essi siedono sugli scranni della politica, alla guida delle banche, degli istituti finanziari, delle agenzie di rating, delle lobby e dei gruppi di potere che si stanno spartendo in una feroce guerra di bande (in cui a fare le spese dello scontro sono cittadini, lavoratori, donne, giovani, pensionati e immigrati) le ultime risorse (umane, economiche e materiali) rimaste sul piatto derivate dal crollo del sistema capitalistico e dalla finanziarizzazione dell'economia.

Un braccio di forza tra Stato e Popolazione
 che rappresenta ormai un vero e proprio banco di prova nel tentativo di introdurre misure repressive autoritarie e antidemocratiche (da estendere poi la resto del Paese) in perfetto stile fascista, utilizzate contro la popolazione valsusina. Anche in questo caso il Partito Democratico, che si richiama ai valori dell'Antifascismo, della Resistenza e dei principi democratici, dovrebbe sostenere la Valle di Susa e la lotta che questa popolazione affronta ogni giorno con dignità ma anche con grande determinazione. Fortunatamente all'interno del Partito Democratico moltissimi sono coloro che sostengono il Movimento No Tav, il più avanzato esempio di mobilitazione popolare "dal basso" a difesa della Costituzione, dei Diritti e del Territorio esistente oggi in Italia.Così come anche all'interno delle Forze dell'Ordine si intravedono gli "embrioni" di una "crepa morale" che induce (giustamente) molti Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri, a interrogarsi su che senso abbia rischiare la propria incolumità personale per uno stipendio da fame (che non è certo quello del Capo della Polizia A. Manganelli o di quello della GdF in pensione, Nino di Paolo, che guadagnano rispettivamente 621 mila e 320 mila euro l'anno a testa, mentre a Taranto, pochi giorni fa, un imprenditore si è dato fuoco per il rifiuto, da parte della banca, di un fido di 1300 euro) a difesa di un governo che colpisce, attraverso la scure dei tagli, anche Loro e le Loro Famiglie tanto che alcuni di loro, come M. Cudicio, agente di Polizia in servizio alla Questura di Trieste e fondatore del Movimento Poliziotti, nella veste di tutore dell'ordine e Sindacalista del Consap ha scritto su Facebook una lettera indirizzata ai manifestanti No Tav per spiegare i "malesseri" che molti di loro vivono nella quotidiana "missione" di occupazione militare della Valle. Questo è sicuramente un fatto positivo.

Al di là delle reali motivazioni che lo hanno indotto a scrivere e del resto fatti di "disobbedienza civile" e "prese di distanza" di poliziotti sono già successe. Come quella di Francesco Paolo Oreste, poliziotto e consigliere comunale (tra l'altro del Partito Democratico) di Boscoreale, che ha preso le distanze dopo aver partecipato alle violenti cariche contro la popolazione di Terzigno (Na) antidiscarica, definendole "inenarrabile" e firmando un appello alla vigilanza democratica. Per questo motivo è stato segnalato ai Questori di Roma e Napoli. La migliore dimostrazione che dietro la divisa c'è un uomo con un cervello e dei sentimenti e che rifiutare gli ordini, specie se ingiusti come quelli di malmenare e gasare la popolazione, si può!Gli Agenti di Polizia, Carabinieri, GdF, ecc. sono dipendenti dello Stato che noi cittadini paghiamo perché ci vengano garantiti sicurezza e protezione, difesa della salute e del territorio, non certo per difendere gli interessi di mafiosi, speculatori e opportunisti che vogliono la Tav. Penso che loro almeno dopo il turno di servizio vanno a "casa", i valsusini invece sono costretti a vivere questa continua tensione 24 ore su 24 da più di 15 anni. Ma a nessuno pare interessare cosa provino queste persone. Di certo non interessa al Governo. E al Partito Democratico?

Una Valle che malgrado lacrimogeni, arresti, perquisizioni, intimidazioni e misure repressive di ogni genere resiste ed esporta il suo modello di lotta altrove e che il Governo, con la sua sconsiderata e criminale azione repressiva, tenta in qualche misura di arginare. Ma ormai è troppo tardi e la solidarietà che il Movimento raccoglie ovunque quotidianamente è indice della giustezza della sua lotta.Bisognerebbe chiedersi semmai perchè in Val di Susa ci sono così  tante persone disposte a mettere a repentaglio la propria vita (come Luca Abbà) per difendere la propria terra.

Anziché interrogarvi sui demeriti altrui pensate a cosa il Partito Democratico può fare adesso per cercare di portare il Paese fuori dalla crisi. I Vostri interlocutori non dovrebbero essere gli Alfano, i Marchionne, i Monti, i Marcegaglia o i Draghi ma i milioni di lavoratori e lavoratrici (molti dei quali iscritti al Partito Democratico) che combattono la sempre più difficile battaglia quotidiana per sopravvivere agli effetti della crisiGli impegni del Partito Democratico non dovrebbero essere il rispetto dei patti di stabilità per garantire i rientri, tagliando i servizi ai cittadini, dei crediti alle banche e ai gruppi finanziari ma politiche sociali a sostegno del lavoro sicuro e dignitoso per tutti. Per il Partito Democratico vengono prima gli interessi delle banche e degli speculatori o i diritti dei lavoratori e dei cittadini? Come si può pensare di chiedere alla Fiom-CGIL di escludere i No Tav dal presenziare ad una manifestazione, in barba a qualunque principio di garanzia ad esprimere le proprie opinioni perchè "esula dalle piste sindacali" o ai valsusini di farsi da parte mentre si distrugge il loro territorio e viene calpestata la loro dignità di cittadini? Non potete arrogarvi il diritto di scegliere per il futuro degli altri, nascondendovi dietro le imposizioni dettate dall'Europa delle banche e della finanza e da scelte di carattere puramente economico.

Mentre scrivo apprendo con rabbia che giovedì a Torino un muratore padre di tre figli, si è tolto la vita dandosi fuoco in un parco, colpito dalla depressione dopo essere stato licenziato. Come lavoratore e come cittadino provo grande rabbia e indignazione leggendo simili notizie. E il fenomeno è in preoccupante aumento e porta alcuni a compiere gesti estremi, ignorati dalle Istituzioni. Non possiamo e non dobbiamo permettere che nel nostro Paese si verifichino episodi di barbarie sociale come quelli legati al caso France Telecom: ristrutturazione seguita da 25 suicidi tra i lavoratori, rivelatori della drammatica realtà che investe una parte del mondo del lavoro e al quale non servono ruspe, elicotteri, poliziotti in assetto anti-sommossa, lacrimogeni,  impiegati nella realizzazione di un'opera faraonica dal costo esorbitante e realizzata (?) chissà quando in vista di chissà quali scenari economici.

Il Partito Democratico, a mio avviso, anziché impiegare energia per attaccare e denigrare il Movimento No Tav, la popolazione valsusina (e quanti, in tutto il Paese sostengono la loro lotta) dovrebbe adottare misure concrete sul mercato del lavoro che abbiano come risultati concreti e immediati il rilancio dell'occupazione e della dignità del lavoro. Tutto il resto è fumo negli occhi e non serve certo a tutelare gli interessi dei lavoratori e dei cittadini.

Ciò che serve al Paese per uscire dalla crisi non è la Tav (su cui, secondo una recente inchiesta dei Carabinieri, già si allungano i voraci tentacoli delle cosche mafiose) ma il rilancio del lavoro, sicuro e dignitoso per tutti attraverso: diritto all'istruzione in scuole più sicure per i nostri figli, abolizione del precariato e stabilizzazione dei contratti, sanità pubblica accessibile a tutti, diritto di cittadinanza e di reddito, potenziamento del trasporto pubblico (in nessuna città italiana metro e bus viaggiano oltre l'una e se è vero che nelle fasce notturne c'è meno movimento ciò non è dovuto forse al fatto che manca il trasporto pubblico?), valorizzazione del patrimonio artistico (aperture prolungate dei musei esistenti, spesso chiusi per mancanza di personale) e culturale spesso lasciati all'incuria (Pompei docet), salvaguardia dell'ambiente attraverso bonifiche del territorio da scorie industriali a carico non dei cittadini ma di chi le ha create (Eternit), nazionalizzazioni di imprese e riconversioni produttive (come ha detto G. Cremaschi a proposito della Fiat, le cui casse sono state lautamente e periodicamente capitalizzate con il denaro dei cittadini), recupero di enormi risorse finanziarie attraverso la tassazione del patrimonio immobiliare del Vaticano (proprietario del 30% del patrimonio immobiliare italiano) come già avviene in tutti i Paesi europei, sforamento dei Patti di stabilità (con buona pace di speculatori e affaristi) per garantire servizi ai cittadini, promuovere ricerca, innovazione e sperimentazione scientifica. Questo è il treno a cui dobbiamo "agganciarci", quello che passa attraverso stazioni chiamate Dignità del Lavoro, Istruzione, Sanità, Diritti, Democrazia, Legalità. Per tutti.

Alla soglia dei quaranta anni, come altre centinaia di migliaia di persone, mi ritrovo senza lavoro e senza prospettive sicure per il mio futuro. Poiché non mi sento affatto un "esubero" ma ho aspirazioni, sogni e competenze che, come i miei ex colleghi con me in mobilità (fino a settembre), vorrei mettere al servizio della mia città, abbiamo deciso, alcuni giorni fa, di scrivere una lettera rivolta al Sindaco di Torino Piero Fassino – figura tra le più autorevoli all'interno del Partito Democratico – e a tutti gli esponenti delle Istituzioni e del mondo del lavoro a livello locale per avere un incontro e parlare del lavoro "certo e sicuro" che la Sua Amministrazione si è impegnata a trovare a noi tutti nell'ambito del progetto Gran Torino "capitale del lavoro" evocata in campagna elettorale. Sono passati otto mesi dall'incontro precedente e vogliamo sperare che tutto questo tempo non sia passato invano ma sia servito per mettere in campo prospettive certe alle nostre preoccupazioni.

Una politica del mercato del lavoro basata sull'equità sociale che elabori soluzioni concrete al disagio sociale e dia prospettive certe e immediate di lavoro, sicuro e dignitoso per tutti: questo è quello che dovrebbe impegnare realmente, anima e corpo, un Partito che si definisce Democratico e al fianco di lavoratori e cittadini!

Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare, non contareCicerone

Torino, 12 marzo 2012

Mirko Pusceddu, ex lavoratore ThyssenKrupp Torino

 

lunedì 12 marzo 2012

Lettera aperta al Segretario Nazionale del Partito Democratico On. Pier Luigi Bersani


Alla Vostra cortese attenzione,



in allegato Lettera aperta al Segretario Nazionale del Partito Democratico On. Pier Luigi Bersani 



12.03.2012                                                               Mirko Pusceddu, ex lavoratore ThyssenKrupp Torino

 


giovedì 8 marzo 2012

07.03.2012 - Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino - Lettera aperta al Sindaco Piero Fassino

 

Al Vice Sindaco T. Dealessandri,

Al Presidente del Consiglio Comunale G. M. Ferraris,

Al Vice Pres. Vicario del Consiglio Comunale S. Magliano,

Al Vice Presidente del Consiglio Comunale G. C. Rattazzi,

Ai Gruppi Consiliari di Di Pietro-IdV, Misto (di Maggioranza), Gruppo Moderati, Pd, Sel, Fli Verso il Terzo Polo, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Pdl, Torino Libera, Udc e Alleanza per la Libertà-Verso il Terzo Polo,

alla 3° Commissione Consiliare Permanente (Lavoro, Commercio e artigianato, Formazione Professionale),

Al Presidente della Provincia di Torino A. Saitta,

Al Partito Democratico di Torino,

Al Responsabile Naz. Lavoro del PD S. Fassina,

Al PD Piemonte,

Al PD Torino,

All'On. A. Boccuzzi,

Alla Segretaria Provinciale del PD e Presidente della Circoscrizione 5 P. Bragantini,

Alla Segreteria Provinciale del Pd,

All'Addetta Stampa del Gruppo Provinciale di Torino E. Zunino

 

inviamo per conoscenza la Lettera Aperta degli ex lavoratori ThyssenKrupp di Torino al Sindaco di Torino Piero Fassino inoltrata in data 7 marzo 2012.

 

 

 


Lettera Aperta al Sindaco di Torino P. Fassino

 

 

Egregio Sig. Sindaco,

 

chi si rivolge a Lei sono ancora una volta gli ex lavoratori della ThyssenKrupp di corso Reg. Margherita, ultimi testimoni di ciò che è stata una delle più tragiche vicende legate al lavoro nel nostro Paese, nella città simbolo delle lotte operaie e della Resistenza: il rogo del 6 dicembre 2007 in cui persero la vita 7 nostri amici e colleghi, uccisi in nome del profitto.

 

Ferita mai del tutto rimarginata, nonostante l'incoraggiamento derivante dalla condanna in primo grado nei processi ThyssenKrupp ed Eternit, lotte importanti che hanno prodotto risultati significativi, anche grazie alla mobilitazione che ne è conseguita: non solo per le condanne ma soprattutto per una più attenta considerazione da parte dell'opinione pubblica per quanto concerne la tragica realtà di morti e infortuni nei luoghi di lavoro, fino a poco tempo fa considerati un vero e proprio tabù. Anche se ancora molto resta da fare: 4 morti e migliaia di infortuni nei luoghi di lavoro ce lo ricordano quotidianamente, mentre il Governo pensa di introdurre una vera e propria deregulation nei controlli sulla sicurezza (Decr. Legge 5/2012 Art. 14), sostituiti da semplici autocertificazioni rilasciate da società private!

 

Tutto questo mentre le risorse economiche, grazie ai tagli introdotti dalla manovra "Salva Italia", sono destinate al risanamento dei disavanzi di banche e gruppi finanziari e l'introduzione del'IMU, applicabile dal 2013, per le proprietà commerciali del Vaticano (proprietaria del 30% del patrimonio immobiliare italiano) che recupererebbe considerevoli risorse, per ora solleva solo fitte polemiche e, in attesa della sua applicazione, concede tempo (invece i cittadini pagano subito!) alla Chiesa per trovare scappatoie e aggirare la Legge, peraltro indicate dal governo stesso, come quella di non pagare alcuna imposta se l'attività commerciale è svolta in maniera non commerciale.

 

Le Amministrazioni Comunali si mostrerebbero realmente "virtuose" qualora lo sforamento del tetto del Patto di stabilità garantisse maggiori servizi offerti ai cittadini quali sanità, istruzione, trasporto pubblico e saperi, accessibili a tutti e a prezzi popolari, ma soprattutto prospettive di LAVORO, SICURO E DIGNITOSO PER TUTTI (specie per giovani, donne ed immigrati, i più discriminati) a scapito di banche e istituzioni finanziarie. Richieste che vanno nella medesima direzione sono pervenute anche nel corso dei lavori del Forum dei Comuni per i Beni Comuni, promosso dal Sindaco L. De Magistris E tenutosi a Napoli lo scorso 28 gennaio e dal quale sono emerse, sia da parte di Amministratori locali di importanti Città sia di molti cittadini, istanze percepite come fondamentali:

- Beni Comuni (acqua, Internet, saperi e ambiente) intesi come primari e non privatizzabili,

- democrazia partecipata (lontana dalle scelte "tecniche" dei CdA delle banche, dei mercati e delle istituzioni finanziarie),

- campagne di disobbedienza come quella contro gli artt. 4-5 della Legge n. 148/2011 che introduce processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali che, di fatto, va contro la scelta fatta da 27 milioni di italiani nella giornata referendaria dello scorso 12 giugno,

- centralità del lavoro come misura fondamentale per uscire dalla crisi.

 

Proprio su questo ultimo punto, vogliamo ricordarLe che alcuni dei lavoratori che coraggiosamente hanno portato avanti questa giusta battaglia civile (costituendosi, per la prima volta in Italia, in qualità di Parti Civili al fianco degli Enti locali, tutti risarciti con ingenti somme) nel processo contro la ThyssenKrupp, ancora oggi sono senza un lavoro sicuro e dignitoso, discriminati per questa presa di posizione.

 

A questo proposito Lei e la Sua Amministrazione Vi eravate fatti carico, dopo un incontro avvenuto il 30 giugno scorso (http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/20110630_video_17034053.shtml) e al quale era presente anche il Funzionario della Fiom-CGIL C. Gonzato, al fine di trovare una soluzione a questo problema: un lavoro "certo e sicuro, all'interno del percorso della mobilità", per sanare una situazione che si protrae ormai da 4 anni senza alcuna soluzione certa per il nostro futuro.

Non siamo qui per "elemosinare" un posto di lavoro: come abbiamo già detto in altre occasioni, abbiamo sogni ed aspirazioni, competenze e professionalità che vogliamo mettere al servizio della Nostra Città nell'ambito della Gran Torino "Capitale del lavoro" da Lei evocata durante la campagna elettorale.

 

Sono passati otto mesi e speriamo che tutto questo tempo non sia passato invano ma sia servito a creare opportunità di lavoro certe per noi tutti.

Per questo chiediamo di fissare un incontro entro breve per discuterne, seriamente preoccupati che, come accaduto con la precedente Amministrazione, gli accordi di ricollocazione rimangano lettera morta.

 

Cordiali saluti.

 

 

 Torino, 7 marzo 2012                                                                                                    Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino