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sabato 18 febbraio 2012

APPELLO Verità e giustizia per i morti della "Marlane"


Alla Marlane di Praia a Mare, in provincia di Cosenza, industria tessile del gruppo Marzotto, si è consumata una tragedia del lavoro della quale si parla poco. Ben oltre 100 lavoratori si sono ammalati di tumore di varia natura e a decine sono deceduti (secondo fonti attendibili e realistiche sono oltre 80). Purtroppo questi numeri, che nascondono vite spezzate, sono destinati a crescere nel tempo.

Il Tribunale di Paola, il 12 novembre 2010 ha rinviato a giudizio Pietro Marzotto ed altri 11 dirigenti della Marlane, della ex-Lanerossi, della Marzotto, con l'accusa di omicidio colposo plurimo, aggravato dalla omissione delle cautele sul lavoro, lesioni colpose gravissime, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e disastro ambientale doloso, per aver sversato e interrato nell'area antistante lo stabilimento tessile, tonnellate di rifiuti speciali di cui la maggior parte di natura altamente cancerogena.

Dopo anni di indagini e tra mille difficoltà, la Magistratura ha deciso di procedere per raggiungere quella verità richiesta dai lavoratori, dalle famiglie, dalle organizzazioni sociali e associazioni ambientaliste, dalle amministrazioni locali che si sono costituiti parte civile (le parti offese sono oltre 180). Il processo doveva iniziare il 19 aprile 2011 ma la prima udienza è stata rinviata ben 5 volte (l’ultimo rinvio è del 30 dicembre 2011) per vizi di forma, errori di notifica ed eccezioni procedurali presentate dagli avvocati degli imputati. Il dibattimento, quindi, non è ancora veramente iniziato. La prossima udienza dovrebbe svolgersi il 24 febbraio 2012 ed il rischio di prescrizione aumenta con il passare del tempo.


Noi crediamo che sia giusto che emerga con chiarezza quanto accaduto alla Marlane. Riteniamo necessario, quindi, che il processo abbia finalmente inizio e che non ci debbano essere ulteriori impedimenti di varia natura che ostacolino il suo normale svolgimento. Perché i morti, gli ammalati, le loro famiglie e la popolazione chiedono verità e giustizia.

A Vincenzo Benincasa, Lorenzo Bosetti, Salvatore Cristallino, Antonio Favrin, Giuseppe Ferrari, Ernesto Fugazzola, Jean De Jaegher, Carlo Lomonaco, Pietro Marzotto, Lamberto Priori, Attilio Rausse e Silvano Storer, imputati del processo Marlane, vogliamo fare un appello: non chiedete ulteriori rinvii delle udienze, non autorizzate i vostri avvocati ad agire in tal senso: pretendete di raggiungere un verdetto in tempi ragionevolmente brevi. Questo è un vostro preciso diritto, un dovere e una condizione indispensabile per fugare qualsiasi dubbio e rendere giustizia ai lavoratori della Marlane ed alle loro famiglie.

ADERISCI INVIANDO UNA EMAIL ALL'INDIRIZZO APPELLOMARLANE@GMAIL.COM

LEGGI LA LISTA DELLE ADESIONI (aggiornata al 2 febbraio 2012)


DOPO L’APPELLO SULLA MARLANE HANNO SCRITTO:

vicenzapiù

la nuova vicenza

il gazzettino

l’unità

il manifesto


L’APPELLO È PUBBLICATO IN:

marx21.it

comunisti-italiani.it

articolo21.org

cadutisullavoro.blogspot.com

olivierobeha.it

portogruarovive.it

vicenzapiù.com

nuovavicenza.it

ilfattoquotidiano.it

ilmanifesto.it

dongiorgio.it (don giorgio de capitani)

contropiano.org

tg3.rai.it

laltrariva.net

controlacrisi.org

rossoverona.org

usb.it

miogiornale.com

ildialogo.org

allasalutesel.it

pane-rose.it

rifondasandona.it

tucondividi.com

blogtortora.it

dirittiglobali.it

informarexresistere.fr

salutesicurezzalavoro.over-blog.it

cobaspisa.it

fdc.ilcontemporaneo.it

pane-rose.it

bastamortesullavoro.blogspot.com

paola.virgilio.it

liberivicentini.it

rassegna.it

ilchisciotte.it

maratea.virgilio.it

e-io-scrivo.over-blog.it

glvart.blogspot.com

informazionecontro.blogspot.com

(a cui va aggiunto il nostroblog)

fonte: http://www.marx21.it/italia/sindacato-e-lavoro/838-appello-verita-e-giustizia-per-i-morti-della-qmarlaneq.html

Giustizia ed ingiustizia: la sentenza Eternit e le morti sul lavoro

Abbiamo appreso con gioia la sentenza che condanna i proprietari di Eternit a 16 anni di reclusione (qui il video con la lettura della sentenza: http://youtu.be/9MiuB9uTDA4), anche se ovviamente questa giustizia lungamente rincorsa non renderà ai propri cari le vittime della fibra killer. E di questa, come della precedente sentenza contro la Thyssenkrupp, ringraziamo il magistrato Raffaele Guariniello di Torino, anche se qualche dubbio - che non abbiamo letto in originale - viene, leggendo che "... il "disastro ambientale" (ma non la "rimozione di cautele") provocato dagli stabilimenti di Napoli-Bagnoli e Rubiera (Reggio Emilia) è prescritto." (fonte: http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/02/14/667933-eternit-sentenza-reazioni.shtml): se è vero che Napoli e Reggio Emilia son state, come dire, messe a tacere, condividiamo l'opinione che non possono esistere morti di serie A e di serie B (ma questo è un annoso discorso e non riguarda solo le morti per amianto, ci sembra).

Negli stessi giorni purtroppo l'Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro pubblicava: "Morti sul lavoro 2012 - Dal primo gennaio ad oggi 18 febbraio sono morti 54 lavoratori sui luoghi di lavoro e 115 se si sommano a quelli morti sulle strade e in itinere. Nel 2011 ci sono stati più di 1170 morti, di cui 663 sui luoghi di lavoro + 11,6% sul 2010. Per approfondimenti sui lavoratori morti per infortuni sul lavoro nel 2011 andare nella pagina dell'1 -1 e 3- 1 - 2011 del'Osservatorio. Ci sono cartine geografiche con il numero di morti per ciascuna provincia italiana e grafici inerenti all'età, professione e nazionalità dei lavoratori vittime d'infortuni mortali.", il che significa che non possiamo certo abbassare la guardia, soprattutto tenendo presente il fatto che, nel frattempo, il numero degli occupati è diminuito.

Questo tragico dato è confermato da ASCA, che ci informa tra l'altro che "...La fascia d'età più colpita è sempre quella in cui l'esperienza dovrebbe insegnare a non esporsi al rischio (tra i 45 e i 54 anni, ovvero il 26,9 per cento delle vittime). Il 23,1 per cento dei morti a gennaio aveva un'età compresa tra i 25 e i 34 , il 19,2 per cento tra i 55 e i 64 anni come gli ultrasessantacinquenni." - il che pare in evidente contraddizione con la pretesa degli ultimi governi di innalzare l'età pensionabile, ma tant'è...

La lotta per la sicurezza nei posti di lavoro non si ferma, così come non si ferma - non si deve fermare! - la ricerca della giustizia per tutte le vittime del profitto, passate e presenti.


Post Scriptum: dopo la sentenza contro la Eternit e la sua dirigenza, è nata INTERFORUM, una ong che agirà contro i crimini industriali nel mondo (maggiori dettagli qui)

martedì 1 febbraio 2011

01.02.2011

La Repubblica - Stefano Parola


Strage Thyssen, la difesa:
"Mai dato colpa agli operai"


Al processo per la morte dei sette operai dell'acciaieria continuano gli interventi degli avvocati della difesa


"Non abbiamo mai detto che è colpa degli operai": lo ha affermato stamani l'avvocato Paolo Sommella, uno dei difensori della Thyssenkrupp, durante l'arringa del processo per l'incidente che causò la morte di sette operai a Torino.
Il processo è ripreso stamani davanti alla Corte di Assise a Torino.La sentenza è attesa per marzo.


sabato 29 gennaio 2011

Fiom, 30mila in corteo a Torino. Airaudo candidato sindaco? “Vedremo”

Un lungo fiume di persone che, anche alla fine dei discorsi dal palco, continua a confluire in piazza Castello, a Torino. La manifestazione voluta dalla Federazione degli impiegati e degli operai metalmeccanici (Fiom) della Cgil, convocata dopo il risultato del referendum di Mirafiori, ha attirato quasi 30mila persone per le vie della città. Un numero che stupisce gli organizzatori: “Oggi ci sono tanti metalmeccanici, tantissimi, non solo quelli della Fiat, e c’è anche la gente che ci è stata vicina in questa battaglia”, dice Federico Bellono, segretario della Fiom di Torino dal palco della manifestazione, mentre per Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto, “in piazza c’è una forza superiore a ciò che noi possiamo rappresentare. Ci sono anche i lavoratori della Cisl e della Uil, ma mancano solo loro”, le organizzazioni sindacali del “Sì” all’accordo di Mirafiori, l’accordo della discordia.

La partecipazione al corteo è un segnale chiaro: “I lavoratori delle fabbriche di Torino non ci stanno a ritrovarsi nello stesso ricatto in cui si sono trovati quelli di Mirafiori”, dice Bellono. E lo dicono anche i delegati Fiom e i membri delle rappresentanze sindacali unitarie di aziende della Fiat come l’Iveco e la Powertrain. Secondo la Fiom, nelle fabbriche del Piemonte l’astensione dal lavoro è tra il 60 e l’80%, con livelli più alti nell’hinterland torinese. Alla Powertrain, ex officina meccanica della Fiat e unico reparto dello stabilimento torinese attivo oggi, l’astensione è dell’80 per cento.

Secondo le Aziende meccaniche e meccatroniche associate (Amma), il reparto di Confindustria che raggruppa le imprese metalmeccaniche, solo il 12,6% dei lavoratori ha aderito allo sciopero nelle fabbriche sabaude. Per la Fiat, invece, a livello nazionale, la media di astensioni dal lavoro è del 25%. Per il Fismic, discendente del sindacato giallo, cioè quello aziendale, lo sciopero di oggi è stato un flop: “A Mirafiori e Pomigliano i lavoratori sono in cassa integrazione e quindi non possono esserci riscontri”, sostiene il segretario generale Roberto Di Maulo.

Nonostante i numeri delle controparti, per Bellono le tante persone in piazza vogliono dire che la Fiom è diventata “un punto di riferimento importante”: “Abbiamo una responsabilità”, aggiunge. Nei giorni scorsi qualche critico aveva anche parlato di “partito della Fiom”. Airaudo potrebbe esserne uno dei principali rappresentanti. Vicino a Sinistra e Libertà e a Nichi Vendola, è stato invitato da molti a candidarsi sindaco di Torino: “Per la candidatura vedremo”, afferma dopo la manifestazione a ilfattoquotidiano.it: “Ora parliamo di lavoratori”.

Già, perché nel futuro potrebbe esserci lo sciopero generale tanto invocato dai manifestanti. “E’ maturo ed è inevitabile”, sostiene il responsabile auto della Fiom. I cori per chiederlo hanno coperto il discorso del segretario confederale della Cgil Enrico Panini, contestato dalle tute blu.

Alla manifestazione ha anche partecipato Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale Monferrato, da 30 anni impegnato nella battaglia per tutelare i lavoratori della Eternit esposti all’amianto: “Il processo che si tiene a Torino ha circa 2900 parti lese ed è il più grande processo europeo per morti sul lavoro. Oggi vengono danneggiati altri diritti che abbiamo conquistato con le lotte e con lo Statuto dei lavoratori. Questo paese non ha bisogno di tornare indietro”. Nonostante l’attenzione per i processi Eternit e ThyssenKrupp, a Torino si continua a morire al lavoro: giovedì in provincia due operai sono morti, mentre un disoccupato si è dato fuoco: “Il rischio è altissimo – ha sottolineato Airaudo – perché i lavoratori nella crisi accettano anche condizioni che dovrebbero rifiutare. E quando vengono lasciati soli rischiano anche di infortunarsi e morire”.

ilfattoquotidiano.it

martedì 18 gennaio 2011

Volantino operai ThyssenKrupp udienza 19 gennaio 2011

Discriminazione nella ricollocazione degli operai ThyssenKrupp costituiti parte civile, piano Marchionne, TAV: qualcosa in Comune…

Stamani si terrà l’udienza del processo ThyssenKrupp in cui le Parti Civili avanzeranno la richiesta di risarcimento per i 48 operai costituiti, affinché venga riconosciuto un risarcimento per aver rischiato la vita lavorando in condizioni di totale abbandono e assoluto degrado, con gravissime carenze sul piano della sicurezza. Presa di posizione che ha generato una situazione paradossale: gli stessi Enti locali costituiti al fianco degli operai e sottoscrittori, insieme ad Azienda e Organizzazioni Sindacali, dell’accordo che prevede la ricollocazione per tutti i lavoratori, ci hanno del tutto ignorato. Anzi, il Comune di Torino ci ha discriminato, favorendo la ricollocazione di decine di lavoratori ThyssenKrupp non costituiti parte civile in ex aziende municipalizzate. Lo stesso Comune sorretto da una Giunta di centro-sinistra, che dovrebbe tutelare i lavoratori e invece discrimina gli operai TK nella ricollocazione, chiede un risarcimento alla TK per il danno d’immagine subìto ma allo stesso tempo le appalta la fornitura milionaria di scale mobili e ascensori della stazione di P.ta Susa con tanto di marchio in bella vista; Sindaco e Assessore al Lavoro sostengono senza alcun pudore e senza riserve il piano Marchionne, che vuole riscrivere le relazioni industriali e sindacali a favore dei padroni introducendo norme che richiamano alla memoria vecchi spettri: il corporativismo di epoca fascista (art. 3 del 1928).

In vista della campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Torino vedremo se qualcuno prenderà seriamente a cuore la vicenda della nostra ricollocazione. Intanto auspichiamo una stagione di effettivo cambiamento politico: non un voto “alla meno peggio” (che apre la strada al peggio) tra i soliti esponenti dei vertici di partito o della Torino bene ma un nome che sia espressione dei vari movimenti di lotta, del sindacato non asservito, dell’associazionismo, ecc., ampiamente riconosciuto e rappresentativo degli interessi di lavoratori, precari, disoccupati, immigrati, donne, studenti, pensionati, ecc. e, come giustamente richiamato dal Direttore di Micromega P. Flores d’Arcais, sostenuto dal voto della Torino che lavora (o ambisce a farlo), che adotti misure concrete su temi importanti come il lavoro senza nessun compromesso con le lobby di speculatori, banchieri e affaristi come quelli che hanno sostenuto questa Amministrazione. Occorre che la mobilitazione dell’Italia sana e democratica dei giorni scorsi contro il vile attacco del referendum di Mirafiori si trasformi in un ribaltamento delle relazioni non solo industriali e sindacali ma anche politiche, dando inizio alla cacciata del governo Berlusconi dimostratosi incapace di dirigere il Paese e responsabile di imbrogli e nefandezze di ogni tipo. La vittoria (se non altro degli operai) del No è stata possibile grazie alla combattività della Fiom e del sindacalismo di base (Usb, Cobas, Slai Cobas) e questa importante lezione indica la strada da seguire nell’immediato futuro: maggiore dialogo e coordinamento tra le forze sane presenti tra le organizzazioni sindacali, politiche, dei movimenti di lotta, dell’associazionismo, unire le lotte per costruire un’alternativa possibile e necessaria al berlusconismo (e anche al marchionnismo), che ha fatto precipitare questo paese in un baratro di degrado, corruzione, disoccupazione e di guerra fra poveri dal quale dobbiamo e possiamo uscire solo se lottiamo tutti insieme. Le misure contenute nel piano Marchionne sono le stesse che, introducendo maggiori ritmi di lavoro, diminuendo le pause di riposo rendendo il lavoro più precario e i lavoratori più ricattabili, favorirà inevitabilmente quelle condizioni di lavoro che hanno reso possibile una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi decenni, che ha ferito l’orgoglio della città simbolo delle lotte operaie e della Resistenza: la ThyssenKrupp di Torino e i 7 operai morti il 6 dicembre 2007 uccisi in nome del profitto.

Fermiamo Marchionne, i suoi mandanti e i suoi esecutori ADESSO! Tutti insieme possiamo! Invitiamo cittadini e lavoratori a essere presenti in aula per esprimere solidarietà e sostenere familiari e operai costituiti nelle prossime udienze del processo.

Basta morti sul lavoro! Condanne severe per gli imputati del processo TK!

Ricollocazione dignitosa per gli operai TK discriminati!

Un nuovo Sindaco che sia espressione vera degli interessi di lavoratori e cittadini!

Torino, 19 gennaio 2011 Operai ThyssenKrupp Torino


martedì 11 gennaio 2011

Operai ThyssenKrupp aderiscono allo sciopero Fiom del 28 gennaio

OPERAI THYSSENKRUPP A SOSTEGNO DELLA FIOM IL 28 GENNAIO: NO AL RICATTO MARCHIONNE!

Gli operai ThyssenKrupp di Torino, impegnati da tre anni in una giusta battaglia per la verità, la giustizia e l’accertamento delle responsabilità per la strage del 6 dicembre 2007 in cui persero la vita 7 compagni di lavoro sostengono e aderiscono allo sciopero indetto dalla Fiom il 28 gennaio.

Da quella terribile notte che ha generato in noi rabbia ma anche di voglia di riscatto, non siamo rimasti con le mani in mano. Con il sostegno legale della Fiom abbiamo intentato, per la prima volta in Italia, una causa contro l’Azienda, attraverso la costituzione di parte civile di 44 lavoratori, perché venga riconosciuto un risarcimento per aver lavorato in condizioni di totale abbandono e assoluto degrado e con gravissime carenze sul piano della sicurezza. Il 14 gennaio si terrà al Palagiustizia l’udienza in cui le parti civili avanzeranno la richiesta di risarcimento per gli operai costituiti. Operai che, per questa presa di posizione da tre anni vengono discriminati dagli Enti locali, in particolar modo dal Comune di Torino: un accordo, siglato dopo la chiusura del sito torinese da Azienda, Enti locali (tutti costituiti parte civile al nostro fianco nel processo) e organizzazioni sindacali, che prevede la ricollocazione per tutti i lavoratori, ha visto il Comune di Torino ricollocare decine di operai TK non costituiti parte civile in aziende ex municipalizzate. Oltre il danno la beffa!

L’occasione di svolta per inaugurare una nuova stagione di maggiore sensibilità e attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro da parte di Istituzioni e aziende, come sembrava dover rappresentare il caso TK, si è rivelata illusoria e non ha fatto scaturire un’attenta e seria riflessione su questo delicato tema. Le “soluzioni” adottate dal Governo per contrastare questo fenomeno sono state chiare: “La sicurezza è un lusso che non ci possiamo permettere” le parole di Tremonti dell’agosto scorso, senza dimenticare i gravi attacchi sferrati sistematicamente nel tentativo di indebolire il T.U. 81 sulla Sicurezza varato nel 2008 e non ultima la vergognosa e offensiva (per vittime e familiari di queste) campagna Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene lanciata dal Ministero del Lavoro, che fa ricadere il compito di garantire la sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro ai lavoratori stessi, mentre è preciso dovere di istituzioni e aziende adempiervi. Governo che non ha mai fatto nulla per far applicare le norme in fatto di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro, anche attraverso i suoi organi competenti a livello locale: nel processo TK è stato aperto un fascicolo di inchiesta nei confronti di 5 Ispettori Asl per il reato di falsa testimonianza!

Questa criminale condotta da parte di Governo e Istituzioni si sta pericolosamente concretizzando attraverso l’appoggio, motivato da una pretestuosa occasione di rilancio dell’occupazione, all’introduzione delle misure contenute nel piano Marchionne, vergognoso ricatto perpetrato nei confronti dei lavoratori Fiat (prima di Pomigliano ora di Mirafiori), che mira ad introdurre condizioni di lavoro più dure attraverso l’aumento di produttività, diminuzione delle pause di lavoro, mancata retribuzione dei primi giorni di malattia, esclusione dalla rappresentanza sindacale per chi (come la Fiom) non firma questo vergognoso ricatto, vero e proprio banco di prova per cercare di estendere a tutti i lavoratori queste condizioni di lavoro scellerate e ricattatorie. Condizioni di lavoro precario e insicuro come quelle che hanno reso possibile la peggiore tragedia sul lavoro in Italia degli ultimi decenni: la ThyssenKrupp.

Importante sostenere la Fiom nelle legittime rivendicazioni politiche avanzate: la rappresentanza sindacale sancita dalla Costituzione, il suo ruolo di baluardo a difesa dei diritti dei lavoratori, il suo ruolo come centro promotore, iniziato il 16 ottobre a Roma, del cambiamento e dell’opposizione a questo Governo che non è più in grado di governare il Paese se non attraverso repressione (attraverso brutali cariche come quelle viste il 14 dicembre, all’Aquila, a Terzigno, al Mov. Pastori Sardi, agli studenti, agli immigrati, ecc.), imbrogli e raggiri. E’ necessario oggi più che mai lottare per cambiare musica, non solo i suonatori: credere maggiormente nelle nostre forze e capacità, sviluppare maggiormente il coordinamento tra le lotte esistenti nel Paese, appoggiare e sostenere la parte sana della società, delle organizzazioni e dei movimenti di lotta che già spingono per il cambiamento, primo passo verso il necessario e urgente cambiamento di questo ordine sociale basato sul profitto di pochi a scapito di molti, ormai incapace di garantire diritti e libertà per tutti, in uno nuovo in cui il libero sviluppo di ognuno equivale al libero sviluppo di tutti.

Basta morti sul lavoro! Lavoro dignitoso e sicuro per tutti!

Ricollocazione per gli operai ThyssenKrupp costituiti parte civile discriminati!

Sosteneteci in aula il 14 gennaio!

Solidarietà agli operai Fiat sotto attacco! NO al piano Marchionne!

Sostegno allo sciopero indetto dalla FIOM il 28 gennaio!

12 gennaio 2011 Operai ThyssenKrupp Torino

martedì 28 dicembre 2010

Comunicato Operai ThyssenKrupp Torino: 368 o 372 (c.p.)?‏


Torino, 28 dicembre 2010


Gli operai ThyssenKrupp ancora non ricollocati hanno ottenuto una proroga di sei mesi della cassa integrazione in deroga, con il mantenimento degli incentivi alla buonuscita: l’Azienda in pratica permette che siano erogati gli ammortizzatori sociali finanziati però dagli Enti locali. Questa approvata è una misura temporanea che ci permette di andare avanti ancora per qualche mese ma non ci accontentiamo: il nostro obiettivo è quello della ricollocazione, come previsto dagli accordi, ma non ancora rispettato perché costituiti parte civile nel processo.

Finora l’Azienda ha palesemente favorito la ricollocazione di coloro non costituiti parte civile nel processo: 30 lavoratori ricollocati in Amiat, di cui nessuno costituito parte civile; 30 lavoratori ricollocati in Alenia Aerospazio, di cui nessuno costituito parte civile, altri 30 lavoratori ricollocati nel sito di Terni, ovviamente nessun costituito parte civile. Infine sono stati ricollocati in aziende collegate della ThyssenKrupp un’altra ventina di lavoratori, di cui alcuni indagati per falsa testimonianza. Ricollocati non equivale a dimessi! I ricollocati dall’Azienda sono al massimo un centinaio e non 368 come ha detto ieri all’incontro in Regione A. Ferrucci, Responsabile del Personale della TK, per cui è stata richiesta nell’ultima udienza del 14 dicembre scorso, dal PM Raffaele Guariniello in persona, che fossero trasmessi gli atti del processo alla Procura della Repubblica di Torino per poter procedere nei suoi confronti per il reato di falsa testimonianza.

Forse il numero 368 è simile al 372 (art. 372 del c.p. falsa testimonianza) e si è tratto in inganno!

Questi sono dati di fatto e rappresentano una gravissima discriminazione nei nostri confronti che portiamo avanti una lotta di dignità e giustizia.

In questi tre anni noi lavoratori abbiamo sempre seguito corsi di riqualificazione e percorsi formativi nei quali siamo stati inseriti (nel 2008/09 un primo corso impostoci da Azienda e Provincia si è tenuto su macchine utensili dismesse negli anni ’70: un vero e proprio posteggio per tenerci buoni, così come i corsi di questo ultimo anno, finalizzati a nulla e finanziati con soldi provenienti dalle tasche di tutti), ma mai nessuna proposta di lavoro congruo (come da accordo): noi non siamo un’entità o un pacchetto Thyssen da piazzare a qualunque costo e a qualsiasi condizione. Esigiamo un lavoro dignitoso e in sicurezza, stabile e non precario: Azienda ed Enti locali se ne devono fare carico! Per questo chiediamo all’Assessore al Lavoro Porchietto e al vice-sindaco del Comune di Torino Dealessandri di adoperarsi per risolvere la nostra situazione e per adottare misure concrete che mettano al centro i diritti e la sicurezza dei lavoratori: noi non vogliamo essere dei privilegiati ma nemmeno esclusi perché se “si trova lavoro a quelli della Thyssen allora bisogna trovarlo anche a tutti gli altri”. Il LAVORO è un diritto di tutti sancito dalla nostra Costituzione! Non accettiamo la logica dello scarico di responsabilità tra enti o la scusa della crisi: i nostri colleghi sono stati ricollocati in Amiat e Alenia nel maggio 2008, quando già si sentivano le prime avvisaglie della crisi economica! Perché ricollocare anche noi o quelli della Bertone? Attendiamo risposte, poche scuse…

La nostra preoccupazione di non venire ricollocati e di veder negato un nostro diritto ad una vita e ad un lavoro dignitosi e in sicurezza, come per altri milioni di lavoratori in Italia (da Pomigliano a Mirafiori, dall’Ilva di Taranto all’Omsa di Faenza, senza dimenticare i lavoratori della scuola, dei call center, disoccupati, cassintegrati, ecc.) è legittima e conseguente a ciò che abbiamo vissuto in questi anni e che stiamo vivendo oggi:

1. la mancata ricollocazione della maggior parte degli operai costituitisi parte civile al processo contro la ThyssenKrupp, di cui già abbiamo scritto;

2. dal 6 dicembre 2007 ad oggi tutto è peggiorato: sempre più morti sul lavoro, attacco al T.U. 81 sulla Sicurezza…d’altronde come dice Tremonti “la sicurezza è un lusso che non ci si può permettere” e nessuno di coloro che dall’indomani della strage si sono spesi a parole hanno fatto qualcosa per eliminare questa piaga che, come una spada di Damocle, pende sulle teste di milioni di lavoratori;

3. la situazione generale di disoccupazione e precarietà a cui il Governo risponde perpetrando un attacco generalizzato ai diritti di noi lavoratori e favorendo le condizioni che hanno generato tragedie come la Thyssen, sostenendo le misure indicate dal piano Marchionne, prima per Pomigliano e ora per Mirafiori: fare carta straccia del CCNL, eliminare i diritti sindacali dei lavoratori e imporre ritmi di lavoro più gravosi, a discapito della sicurezza e della salute degli stessi operai. Anzi, cogliamo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori della Fiat di Mirafiori sotto attacco per il vergognoso accordo proposto da Marchionne!

Invitiamo tutti i lavoratori e i cittadini a partecipare il 14 gennaio 2011 all’udienza in cui le parti civili chiederanno il risarcimento per gli operai costituiti parte civile!

Operai ThyssenKrupp Torino











(ricevuto via mail)

domenica 26 dicembre 2010

Comunicato Operai ThyssenKrupp Torino - incontro 27.12.2010

Lunedì 27 dicembre è previsto un incontro in Regione per richiedere che venga prolungato il periodo di cassa integrazione in deroga per gli ultimi 13 lavoratori della Thyssenkrupp tutti costituiti parte civile e per questo mai ricollocati, come invece previsto dagli accordi tra Azienda e Enti locali.

Lavoro a noi negato in quanto visti come “scomodi” per la nostra presa di posizione contro la multinazionale tedesca ma anche a causa della colpevole assenza delle Istituzioni, a tutti i livelli:

- il Capo dello Stato Napolitano, che dopo il commovente discorso di fine anno del 2007 dedicato ai 7 operai morti alla ThyssenKrupp e tante promesse, nulla ha fatto per migliorare la situazione della sicurezza nei luoghi di lavoro facendo valere il peso del suo ruolo sulla politica, fino a scadere nella patetica e offensiva campagna per la sicurezza sul lavoro lanciata in queste ultime settimane Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene. Come se il problema della sicurezza fosse unicamente responsabilità dei lavoratori e non una questione politica e delle aziende;

- il nuovo Presidente della Regione Cota, che sbandiera ai quattro venti un programma tutto incentrato sulla difesa dei posti di lavoro per i lavoratori del Piemonte: ci chiediamo a quali lavoratori si riferisce e come lo sta attuando…una nuova ricetta Fiat (?!);

- il Comune di Torino, che nelle persone del Sindaco Chiamparino e del suo Vice Tom Dealessandri, ci ha del tutto ignorato, anzi, collocando in aziende ex municipalizzate alcune decine di lavoratori della ThyssenKrupp, tutti non costituiti parte civile.

Una situazione, la nostra, davvero paradossale: gli stessi Enti locali che hanno sottoscritto gli accordi che prevedono la ricollocazione per tutti i lavoratori e che si sono costituiti parte civile nel processo al fianco degli operai, li hanno poi completamente abbandonati al loro destino!

Ci chiediamo se il 27 dicembre il Presidente Napolitano, che si è più volte espresso a favore delle famiglie delle vittime e perché un’altra ThyssenKrupp non abbia mai più a ripetersi, sarà presente all’incontro prendendo o per lo meno prenda una posizione in nostro favore, sostenendo la nostra causa: il diritto ad un lavoro e un vita dignitosi!

Operai Thyssenkrupp Torino


Fa piacere vedere che questa volta anche i media hanno ripreso la notizia:

http://tg.la7.it/cronaca/video-i369896

http://torino.blogosfere.it/2010/12/natale-amaro-per-gli-operai-thyssenkrupp-che-chiedono-diritto-ad-un-lavoro-e-un-vita-dignitosi.html

http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=802:thyssenkrupp-operai-abbandonati&catid=3:newsflash&Itemid=54

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-f847da93-17c3-4374-bf2d-60368f9a3694.html?refresh_ce#p1

http://www.repubblica.it/economia/2010/12/25/news/noi_operai_thyssen_abbandonati_da_tutti-10583541/?ref=HREC2-5

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/381343/

http://sicurezza626.blogspot.com/2010/12/7-operai-morti-alla-thyssenkrupp-e.html









http://www.youtube.com/watch?v=Dub3kZH6ohE

mercoledì 22 dicembre 2010

Thyssen, altro rinvio sulla cassa lunedì l'incontro con l'azienda

Questa mattina gli 20 operai dell'acciaieria hanno incontrato gli enti locali per chiedere il prolungamento della cassa integrazione in deroga. Ma tutto è stato aggiornato al 27 dicembre, quando al tavolo ci sarà anche l'azienda. L'assessore Porchietto: "Pronti a dare una mano"

Tutto aggiornato a lunedì. Del futuro dei circa 20 operai reduci della ThyssenKrupp si riparlerà il 27 dicembre, in un incontro al quale parteciperà anche l’azienda.

Si tratta degli ultimi lavoratori dell’accaieria di corso Regina Margherita. Sopravvissuti alla tragedia e in cassa integrazione da quel drammatico 5 dicembre 2007, in cui un incendio devastò la fabbrica e tolse la vita a sette operai. Da allora non riescono a trovare un nuovo lavoro e l’ammortizzatore sociale è ormai agli sgoccioli. Ecco perché questa mattina hanno incontrato gli assessori regionale e provinciale al Lavoro, Claudia Porchietto e Carlo Chiama: vogliono un aiuto a ottenere dall’impresa tedesca una nuova tranche di cassa integrazione.

Come è andata lo spiega Claudia Porchietto: “L’urgenza nella convocazione del tavolo non ha permesso la partecipazione della Thyssenkrupp che però sicuramente parteciperà alla riconvocazione di un nuovo incontro per lunedì 27 dicembre alle 11.30”.

Continua Porchietto: “A quel tavolo ribadiremo all’azienda che sarebbe opportuno che ci proponesse ancora un anno di cassa integrazione in deroga per i lavoratori non ancora ricollocati. Tutti gli enti locali, dal Comune di Torino alla Provincia e alla Regione, hanno ribadito però la propria disponibilità ad agevolare percorsi formativi per permettere nel 2011 il loro riassorbimento nel mondo del lavoro”.

fonte: repubblica