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venerdì 4 febbraio 2011

-FEBBRAIO 2011-


PROCESSO THYSSENKRUPP


CALENDARIO AGGIORNATO UDIENZE:


Martedì 8 (annullata)


Venerdì 11


Martedì 15

Venerdì 18

Martedì 22 (spostata a Mercoledì 23)


Venerdì 25


Per tutte le udienze, aperte al pubblico, l'appuntamento è presso il Palagiustizia di Torino - Corso Vittorio Emanuele, 130 Maxi Aula 1, Piano seminterrato.

Per tutte le udienze inizio ore 9,30.

martedì 1 febbraio 2011


Nuova Società


Thyssen, le difese: «Mai incolpato gli operai»


Martedì 01 Febbraio 2011

di Giovanni Ruotolo

«Non abbiamo mai dato la colpa agli operai», il legale di tre degli imputati del processo Thyssen, Paolo Sommella, comincia così la sua arringa nel silenzio della maxi aula 2 dove è in dirittura d'arrivo il processo per la strage del 6 dicembre 2007 alla tristemente famosa linea 5 dello stabilimento della ThyssenKrupp.
Il legale traccia la sua arringa in cui cerca di smontare gli argomenti dell'accusa entro due binari molto stretti: «il rispetto per gli operai e il rispetto del dolore dei loro familiari». Il suo compito è difficilissimo, deve restare in questi binari e cercare di ricostruire un'immagine della fabbrica diversa da quella emersa nella requisitoria dei pm Guariniello, Longo e Traverso.
«Certo che non vi sto dicendo - ha detto Sommella - che si trattava di un laboratorio chimico con tutti in camice bianco» ma le cose non sono come sono state rappresentate, ha detto il legale ,che ha negato che negli ultimi mesi alla ThyssenKrupp ci fosse stato un calo della manutenzione o delle pulizie: «sia costi - ha spiegato il legale - sia le ore di manutenzione non sono mai diminuite. Poi ci sono stati dei testimoni in tal senso». La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di marzo.

La Repubblica, 31.01.2011

Processo Eternit, parlano i periti
"I primi morti a fine Ottocento"

Diciassette vittime di asbestosi tra i lavoratori dell'amianto furono segnalati fra il 1890 e il 1895 in una manifattura di tessuti in Francia. Lo hanno spiegato gli esperti di parte civile in aula

Processo Eternit, parlano i periti  "I primi morti a fine Ottocento"


"I primi morti (17) di asbestosi tra i lavoratori dell'amianto furono segnalati fra il 1890 e il 1895 in una manifattura di tessuti in Francia". Lo hanno affermato i consulenti di Medicina Democratica, una delle parti civili del processo Eternit, all'udienza di questa mattina al tribunale di Torino.
Secondo i consulenti, è dal 1964, grazie anche ad uno studio di specialisti italiani, che la comunità scientifica internazionale riconosce la connessione tra il contatto con il minerale e il mesotelioma.
Sono stati Luigi Mara e Bruno Thiene a riepilogare l'evoluzione delle conoscenze scientifiche sulle caratteristiche tossiche dell'amianto.
L'obiettivo di accusa e parti civili è dimostrare che i vertici dell'Eternit, nonostante quanto si sapeva sul rischio cancro, non presero iniziative sufficienti per tutelare i lavoratori e i residenti nelle città sedi delle filiali. Gli imputati, in questa causa, sono il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier.
Dopo i primi 17 operai francesi, fra il 1898 e il 1999, compare il decesso di "undici lavoratori trentenni" di una ditta inglese. Già nel 1907 (come peraltro emerso negli anni Novanta in un precedente processo per amianto trattato dalla procura subalpina) la società "British asbestos company" perse, a Torino, una causa per diffamazione intentata contro un giornale, "Il Progresso del Canavese", che aveva scritto articoli sulla nocività del minerale. E nel 1918 la compagnia di assicurazioni americana "Prudential" propose di non assicurare sulla vita i lavoratori dell'amianto.
"Prove inoppugnabili" di un collegamento tra le fibre e il mesotelioma vennero prodotte dallo studioso Chris Wagner nei primi anni Sessanta, ma è anche grazie al lavoro che tre esperti italiani (Vigliani, Mottura e Maranzana) presentarono a New York nel 1964 che "la comunità scientifica riconobbe l'associazione diretta". Il terzetto eseguì uno studio su 24.700 autopsie svolte in Piemonte e Lombardia fra il 1944 e il 1963, individuando 879 casi di asbestosi e 76 di mesotelioma.
Quanto al carcinoma, il primo Stato che lo riconobbe come malattia dell'amianto fu la Germania fra il 1938 e il 1941, nel periodo nazista.


sabato 29 gennaio 2011

Fiom, 30mila in corteo a Torino. Airaudo candidato sindaco? “Vedremo”

Un lungo fiume di persone che, anche alla fine dei discorsi dal palco, continua a confluire in piazza Castello, a Torino. La manifestazione voluta dalla Federazione degli impiegati e degli operai metalmeccanici (Fiom) della Cgil, convocata dopo il risultato del referendum di Mirafiori, ha attirato quasi 30mila persone per le vie della città. Un numero che stupisce gli organizzatori: “Oggi ci sono tanti metalmeccanici, tantissimi, non solo quelli della Fiat, e c’è anche la gente che ci è stata vicina in questa battaglia”, dice Federico Bellono, segretario della Fiom di Torino dal palco della manifestazione, mentre per Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto, “in piazza c’è una forza superiore a ciò che noi possiamo rappresentare. Ci sono anche i lavoratori della Cisl e della Uil, ma mancano solo loro”, le organizzazioni sindacali del “Sì” all’accordo di Mirafiori, l’accordo della discordia.

La partecipazione al corteo è un segnale chiaro: “I lavoratori delle fabbriche di Torino non ci stanno a ritrovarsi nello stesso ricatto in cui si sono trovati quelli di Mirafiori”, dice Bellono. E lo dicono anche i delegati Fiom e i membri delle rappresentanze sindacali unitarie di aziende della Fiat come l’Iveco e la Powertrain. Secondo la Fiom, nelle fabbriche del Piemonte l’astensione dal lavoro è tra il 60 e l’80%, con livelli più alti nell’hinterland torinese. Alla Powertrain, ex officina meccanica della Fiat e unico reparto dello stabilimento torinese attivo oggi, l’astensione è dell’80 per cento.

Secondo le Aziende meccaniche e meccatroniche associate (Amma), il reparto di Confindustria che raggruppa le imprese metalmeccaniche, solo il 12,6% dei lavoratori ha aderito allo sciopero nelle fabbriche sabaude. Per la Fiat, invece, a livello nazionale, la media di astensioni dal lavoro è del 25%. Per il Fismic, discendente del sindacato giallo, cioè quello aziendale, lo sciopero di oggi è stato un flop: “A Mirafiori e Pomigliano i lavoratori sono in cassa integrazione e quindi non possono esserci riscontri”, sostiene il segretario generale Roberto Di Maulo.

Nonostante i numeri delle controparti, per Bellono le tante persone in piazza vogliono dire che la Fiom è diventata “un punto di riferimento importante”: “Abbiamo una responsabilità”, aggiunge. Nei giorni scorsi qualche critico aveva anche parlato di “partito della Fiom”. Airaudo potrebbe esserne uno dei principali rappresentanti. Vicino a Sinistra e Libertà e a Nichi Vendola, è stato invitato da molti a candidarsi sindaco di Torino: “Per la candidatura vedremo”, afferma dopo la manifestazione a ilfattoquotidiano.it: “Ora parliamo di lavoratori”.

Già, perché nel futuro potrebbe esserci lo sciopero generale tanto invocato dai manifestanti. “E’ maturo ed è inevitabile”, sostiene il responsabile auto della Fiom. I cori per chiederlo hanno coperto il discorso del segretario confederale della Cgil Enrico Panini, contestato dalle tute blu.

Alla manifestazione ha anche partecipato Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale Monferrato, da 30 anni impegnato nella battaglia per tutelare i lavoratori della Eternit esposti all’amianto: “Il processo che si tiene a Torino ha circa 2900 parti lese ed è il più grande processo europeo per morti sul lavoro. Oggi vengono danneggiati altri diritti che abbiamo conquistato con le lotte e con lo Statuto dei lavoratori. Questo paese non ha bisogno di tornare indietro”. Nonostante l’attenzione per i processi Eternit e ThyssenKrupp, a Torino si continua a morire al lavoro: giovedì in provincia due operai sono morti, mentre un disoccupato si è dato fuoco: “Il rischio è altissimo – ha sottolineato Airaudo – perché i lavoratori nella crisi accettano anche condizioni che dovrebbero rifiutare. E quando vengono lasciati soli rischiano anche di infortunarsi e morire”.

ilfattoquotidiano.it

martedì 18 gennaio 2011

Volantino operai ThyssenKrupp udienza 19 gennaio 2011

Discriminazione nella ricollocazione degli operai ThyssenKrupp costituiti parte civile, piano Marchionne, TAV: qualcosa in Comune…

Stamani si terrà l’udienza del processo ThyssenKrupp in cui le Parti Civili avanzeranno la richiesta di risarcimento per i 48 operai costituiti, affinché venga riconosciuto un risarcimento per aver rischiato la vita lavorando in condizioni di totale abbandono e assoluto degrado, con gravissime carenze sul piano della sicurezza. Presa di posizione che ha generato una situazione paradossale: gli stessi Enti locali costituiti al fianco degli operai e sottoscrittori, insieme ad Azienda e Organizzazioni Sindacali, dell’accordo che prevede la ricollocazione per tutti i lavoratori, ci hanno del tutto ignorato. Anzi, il Comune di Torino ci ha discriminato, favorendo la ricollocazione di decine di lavoratori ThyssenKrupp non costituiti parte civile in ex aziende municipalizzate. Lo stesso Comune sorretto da una Giunta di centro-sinistra, che dovrebbe tutelare i lavoratori e invece discrimina gli operai TK nella ricollocazione, chiede un risarcimento alla TK per il danno d’immagine subìto ma allo stesso tempo le appalta la fornitura milionaria di scale mobili e ascensori della stazione di P.ta Susa con tanto di marchio in bella vista; Sindaco e Assessore al Lavoro sostengono senza alcun pudore e senza riserve il piano Marchionne, che vuole riscrivere le relazioni industriali e sindacali a favore dei padroni introducendo norme che richiamano alla memoria vecchi spettri: il corporativismo di epoca fascista (art. 3 del 1928).

In vista della campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Torino vedremo se qualcuno prenderà seriamente a cuore la vicenda della nostra ricollocazione. Intanto auspichiamo una stagione di effettivo cambiamento politico: non un voto “alla meno peggio” (che apre la strada al peggio) tra i soliti esponenti dei vertici di partito o della Torino bene ma un nome che sia espressione dei vari movimenti di lotta, del sindacato non asservito, dell’associazionismo, ecc., ampiamente riconosciuto e rappresentativo degli interessi di lavoratori, precari, disoccupati, immigrati, donne, studenti, pensionati, ecc. e, come giustamente richiamato dal Direttore di Micromega P. Flores d’Arcais, sostenuto dal voto della Torino che lavora (o ambisce a farlo), che adotti misure concrete su temi importanti come il lavoro senza nessun compromesso con le lobby di speculatori, banchieri e affaristi come quelli che hanno sostenuto questa Amministrazione. Occorre che la mobilitazione dell’Italia sana e democratica dei giorni scorsi contro il vile attacco del referendum di Mirafiori si trasformi in un ribaltamento delle relazioni non solo industriali e sindacali ma anche politiche, dando inizio alla cacciata del governo Berlusconi dimostratosi incapace di dirigere il Paese e responsabile di imbrogli e nefandezze di ogni tipo. La vittoria (se non altro degli operai) del No è stata possibile grazie alla combattività della Fiom e del sindacalismo di base (Usb, Cobas, Slai Cobas) e questa importante lezione indica la strada da seguire nell’immediato futuro: maggiore dialogo e coordinamento tra le forze sane presenti tra le organizzazioni sindacali, politiche, dei movimenti di lotta, dell’associazionismo, unire le lotte per costruire un’alternativa possibile e necessaria al berlusconismo (e anche al marchionnismo), che ha fatto precipitare questo paese in un baratro di degrado, corruzione, disoccupazione e di guerra fra poveri dal quale dobbiamo e possiamo uscire solo se lottiamo tutti insieme. Le misure contenute nel piano Marchionne sono le stesse che, introducendo maggiori ritmi di lavoro, diminuendo le pause di riposo rendendo il lavoro più precario e i lavoratori più ricattabili, favorirà inevitabilmente quelle condizioni di lavoro che hanno reso possibile una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi decenni, che ha ferito l’orgoglio della città simbolo delle lotte operaie e della Resistenza: la ThyssenKrupp di Torino e i 7 operai morti il 6 dicembre 2007 uccisi in nome del profitto.

Fermiamo Marchionne, i suoi mandanti e i suoi esecutori ADESSO! Tutti insieme possiamo! Invitiamo cittadini e lavoratori a essere presenti in aula per esprimere solidarietà e sostenere familiari e operai costituiti nelle prossime udienze del processo.

Basta morti sul lavoro! Condanne severe per gli imputati del processo TK!

Ricollocazione dignitosa per gli operai TK discriminati!

Un nuovo Sindaco che sia espressione vera degli interessi di lavoratori e cittadini!

Torino, 19 gennaio 2011 Operai ThyssenKrupp Torino